giovedì 23 novembre 2006

Mamma li turchi!

Nel settembre 1994, giorno più giorno meno, facevo il mio ingresso nel mondo adulto, quello che ah ma ora son finiti i giorni eh. Il tramite fu, in Piazza della Badia 2, un edificio alquanto diroccato, ex convento di borowczykiana lussuria il cui chiostro ne raccontava, checché se ne dicesse e se ne dica ancora, delle belle.
Chiazze, macule, alabastri scivolosi, orpelli di ingegneria ambigua come lassù, verso il cielo infinito, quella rete elettrizzata in cui incauti pennuti, svolazzando in cerca di appoggi per rilassare e poi tendere gli sfinteri, dondolavano ormai inermi ad armate, ora gocciolanti idromele e sangue come piovesse. Il lavoro rende liberi figuriamoci la scuola, una lingua che manteneva del latino il declinato ma del sassone ostentava la coriaceità ci diceva, facendoci sentire tutti uguali, e migliori, e più felici. Le gioie della comunicazione trasparente.
Zaino in spalla e mutande strategicamente già colore dell'autunno incipiente, vivevo quel momento di verità come il condannato vive penosamente la sua ultima camminata: comunque vada, sa già che la moglie, a casa, per la tensione scuocerà la pasta. La quiete prima della tempesta, insomma, per dirla in una parola che sia anche epitome.
Per tutta l'estate, tra una limonata Guizza e il tentativo - vano - di alzare il tiro procacciandoci bocche e colli di bottiglia ben più torniti, non facevamo che spaventarci a vicenda enumerando, in bell'ordine cronologico, le vittime di Magenta, di Iwo Jima, di Tien-an-Men, di Ragioneria. E ora, senza manco rendersi conto che la prossima ora solare era prospettiva più lontana della patente di guida, ci trovavamo già al varco, carne da macello pronta a diventare serie alfanumerica di militi ignoti dai cognomi toscani anzicheno.
Il muscolo cardiaco dava il passo al Casio da polso mentre varcavo la soglia e, già letterariamente proteso, pensavo alla città di Dite. Io, invece, il dito me lo dovevo cacciare là dove non batte il sole per non dare, esibendole invero, odore alle paure.
Se non che, gigantesco come solo uno scolaro ripetente può essere, ecco pararmisi dinanzi la speranza. Deus ex machina di baldanza giovanile, un pirata dallo sguardo di ardesia e dal crine di cartoncino Bristol vellutatamente adagiato sulle possenti grucce naturali solleva il suo cuneo di carne dalla bocca dell'amata, dandole e, come solo uno che non la manda a dire può permettersi di fare, porgendomi all'unisono respiro, a me nano goffo e male in arnese, orbo di tanto spiro e orecchie da elefantino. Poco più di uno scherzo della natura deprecabilissimo, appiccicato con lo sputo di una persona con il mal di gola, e ancora nella sua età più felice. Per di più, di lì a poco, primo della classe; e della vita.


Maledetti bambini del Biafra che, fortunati loro, a scuola non ci devono andare; e tutto per un comma, l'ottavo, della loro costituzione a oligarchia assoluta che i nostri avi, sapendo contare fino alla carta vincente del settemmezzo, ci hanno negato per l'eternità.

7 commenti:

Acidshampoo ha detto...

Grande come al solito, ma in un particolare me sei caduto. La limonata Guizza. Cioè scegli proprio la peggio marca, quella che oltretutto più da Hard Discount un se pole. Se ero in te mi fiondavo su una Saggia, una Norda, financo una Verna. Ma la Guizza no, te prego, non se pole sentì.

Comunque scrivi delle cose troppo frocie, secondo me te ce dovresti interrogare.

> Chiazze, macule, alabastri scivolosi, orpelli di ingegneria ambigua

Chiazze, macule e ambigua, nel giro di una frase, vogliono dire molto.

SIAMO NOI! SIAMO NOI!

shocka ha detto...

La sensazione di frociaria ce l'ho avuta pure io! sarà che siamo andati nella stessa scuola...

fontinaboy ha detto...

Shocka,
alla fine m'intervieni per alludere malizie?
Questa mica me l'aspettavo.

Sebbene il Fontinaboy sia di tutt'altra pasta, in questo caso ti si rivolge con un afflato da peggior tamarro pseudo-liceale: o' vieni, che te faccio vedere io se so' frocio custì!

Acidshampoo ha detto...

Shocka, ma ci conosciamo? Non capisco se hai fatto la mia stessa scuola o quella del Fontina.

shocka ha detto...

Quella di fontina.. anche perchè non so che scuola hai fatto te..

fontinaboy ha detto...

Shocka,
a questo punto mi inquieti.
Ci conosciamo?, chi sei?, come sai chi sono io?

No, perchè io non ti ho riconosciuta affatto.

Valentina Valentina chi? Non mi pare bello lasciarmi sulle spine così.

shocka ha detto...

Tieni a bada la paranoia Fontina.. l'hai scritto tu che hai fatto ragioneria!