lunedì 21 dicembre 2009

La fica fredda

Nella mia storia ficale nessuna è stata profeta in patria. Conto zuppe inglesi, sacher austriache, kukke finlandesi, borscioi lituane lèttoni financo èstoni. Poi conto americane, egiziane, coreane, australiane, puttane. E conto anche vietcong, naziste, marocchine, bastardi, ebraismo, e però di italiane manco l'ombra. O meglio, una volta c'ero praticamente riuscito ma, una volta sdipanata la matassa setolosa e penetratala col machete, dentro ci ho trovato Vasco Pratolini che ammansiva la semenza su come si prepara il miglior lampredotto ever e ho preferito uscirne con discrezione e andare a passeggio per San Frediano. Fu sul ponte che incontrai un'indianina che ce l'avrà avuta pure Agra ma Colombo è ancora lì che si mangia le mani. Insomma, uno poi a casa si fa due conti con la Casio X201 con i numeri financo decimali e il pi greco mica gli torna. Perché se è vero che niente fa bene come il melting pot, a uno poi gli vengono strani pensieri: sarò mica brutto? Yasmin l'egittologa che ama gli obelischi e le cavità piramidali farebbe dire di no, anche se a furia di sfregarla in effetti manca poco che mi cambia i connotati. Sarò mica nerd? Konditorei la pasticcera amante della buona crema fresca avrebbe piuttosto detto che sono nerk. Sarò mica basso? Sì, vallo a dire alla coreana Che Lo-chi che se poi ero più alto quel 69ino chissà ma sbilenco che sarebbe venuto fuori. E poi oh: se volessi solo approfondire la mia stessa cultura? Niente da fare ed ecco spiegata la fuga dei cervelli. Perché la cosa insomma simpatica e parecchio tenera delle esterofile è che alla fine sì ce l'hanno questa famosa fica ma mica ci fanno tanto caso, è un pezzo del loro corpo come può essere una mano, che se ti vedono in difficoltà una mano a uno straniero in terra straniera la danno sempre no?, e così allora se ti vedono che sei depresso perché insomma un po' sì ma poi con queste famose seghe può anche bastare di farsele no?, ecco che allora te l'allungano la fica senza tanti problemi, ci sta anche che te la prestino per qualche giorno e poi, con comodo, dopo che l'hai ben bene usata, peraltro senza abusarne, tu gliela rendi mica del resto vuoi rubarla eh! Invece le italiane, sarà per via che hanno patito la guerra, quella che da tanto è stata bella è stata mondiale, sono lì madonna che se la tengono stretta diocaro manco fosse esteticamente tanto fica. E che è? Sta cosina un po' rossa un po' nera, carnosa qui, pelosa là, bellina sì ma insomma stiamo calmini eh!, la fanno sospirare tutta che poi uno dice "è stupro!" e ci credo visto che di sua sponte proprio non c'era verso che me la desse. Scherzi a parte, io credo fermamente che le italiane la sminigonnino tutta, la agitino, la facciano intravedere alla bisogna e poi basta perché questo è quello che siamo: tutte chiacchiere e distintivi. Poi a noi ci piace il gelato ed ecco spiegato il perché non la usino quasi mai, tenendola lì giacere al freddo. Una mia fissa è arrivare alla fica, che so, di Sofia Loren: che grattachecca sarebbe quella!

Concludendo, consiglierei comunque la tipologia australiana: ha la tasca davanti, dà certi colpi da boxeur, saltella tutta... una vera ficata.

sabato 5 dicembre 2009

Le coppie





















Le coppie
sono quelle di ieri
sono quelle di oggi
le vedi sempre
da sole

in silenzio.

Passeggiano
passeggiano
passeggiano

in silenzio.

Si sente
solo
il tac-tac
di tacchi alti
e non distante
il tump tump
di suole larghe
a terra
sempre più pesanti
sempre senza grazia.

Si frequentano
le coppie
da sole
o a coppie di coppie

in silenzio.

Tlin tlin
solo
fa la forchetta
come va come non va
ti servo da bere?
puoi sentirli anche da qui
i loro discorsi
detti in silenzio
sempre uguali
da adulti

adulti.

Passeggiano
a volte una mano

intreccia
l’altra
cerca
e forse trova
la condivisione
di spazi
di pensieri
di ideali

di vita.

Passeggiano
le coppie
in silenzio
come da sole
unità più unità
mai somma

mai plurale.

Eppure
chi è solo
veramente
sa
eccome se sa
anche la divisione
frutta qualcosa
in termini puramente algebrici
fosse di segno negativo
non necessariamente positivo insomma
fosse qualcosa
che non sia sempre e soltanto
ogni giorno
quell’io - 1+0 - che rimbalza
di specchio in specchio
si rifrange
in case senza specchi
striscia sulle pareti
si posa sulle cose vive e
su quelle morte
e parla di una cosa sola
io io io io io

in silenzio.

Fosse qualcosa
anche di brutto
diverso da questa noia
sintattica in
prima persona singolare.

sabato 21 novembre 2009

Da uomo a donna

Contenuti:
1 lillo
2 mani

Età:
Da 0 a 99 anni.
(in presenza di peli, tuttavia, tutto sarà più magico)


Giocatori:
Maschi, in numero da 1 a 300 miliardi.

Istruzioni:
Aiutandosi con entrambe le mani, bisogna riuscire a torcere il lillo fino a farlo scomparire nell'altro emisfero. Vince chi, al suo posto, praticamente fa comparire una fica, con conseguente erezione dell'arbitro maschio maggiorenne nudo come un verme. Chi perde è un eunuco: cippirimerlo!

Avvertenze:
Oh, una volta io mi sono inculato.

domenica 1 novembre 2009

La tristezza

 
La tristezza è che l'anno scorso proprio di questi tempi se non anzi esattamente questo giorno qui di oggi però chiaramente datato un anno fa che non mi è mai entrato nella testa se l'oggi è il santo patrono dei santi o la festività natalizia della morte io ero con una cicala originaria delle propaggini australiane di là esattamente dove la polinesia rincontra dopo tanto mare altra terra parecchio desertica che poi non è altro che l'australia nell'altro continente perché noi siamo in questo emisfero qui e loro hanno l'estate se da noi bufa mentre il fuso orario forse è lo stesso valle a capire ste convenzioni dell'inpdap che a me mi basterebbero i buoni pasto per mangiare a ufo ogni giorno almeno a pranzo al dopolavoro quello ferroviario dico e insomma sta citta una cicala perché era parecchio brava a dilapidare risorse e fortune tanto che nel mentre che lei si girava l'europa a piedi i suoi genitori morivano naturalmente di bancarotta fraudolenta e a melbourne non è che con la bancarotta fraudolenta la fai franca facilmente e io glielo dicevo che doveva fare la formica e risparmiare su tutto e soprattutto su tutti visto che gli altri non si meritano il nostro rispetto e forse neanche la considerazione di noi ultimi perché sì siamo ultimi e a differenza delle sacre scritture che dicono che un giorno va' a capire quando saremo primi io primo non sono mai arrivato neanche alla campestre giovi-ceciliano poi c'è da dire che la tristezza ti mette addosso pensieri strani tristi che se uno fosse triste ci sta anche che si butterebbe dal primo piano perché cavolo io te l'ho chiesto gentilmente dammela e tu non puoi sempre e comunque rifiutarti e sii cortese pure tu a volte no allora ce l'hai proprio con me ma perché che t'ho fatto io e poi lei si può dire che era cicala anche perché fra il dire e il fare beh era parecchio bona però purtroppo pur che io gliel'abbia chiesta con educazione sfiancante non l'ho titillata abbastanza e me l'ha rifiutata insomma non me l'ha mai data sì va beh m'ha fatto qualche raspone due blaujobs mi pare anche tre eh ci sta sapete la memoria com'è inganna e allora però io non m'accontentavo e niente alla fine dopo tre giorni che pure l'ho ospitata dandole da mangiare la merda legata al letto con le maniglie del mio amore tanto che a quel punto potevo anche approfittarne ma io con le donne ce l'ho sempre avuta cara e mai gli avrei fatto una cosa del genere anzi al contrario l'ho fatta parecchio divertire segregata tre giorni in casa con sevizie in scatola da inventare nuove ogni mezz'ora e come si divertiva e come mai prima in vita sua tanto che lei per dire contenta m'ha confessato prima diceva così così e poi ha scoperto con me il togo parecchio però niente nonostante tutto niente alla fine insomma non me l'ha data.

Ecco com'è che sono diventato triste.

sabato 10 ottobre 2009

Si gioca a cerbottane?




----- Original Message -----

From: Fontina Boy
To: Ciccia LaTammurriata
Sent: Sunday, September 20, 2009 5:25 PM
Subject: “La ribollita”

Buongiorno Ciccia,
sono Fontina Boy, 29 anni (oggi).

Ho letto del tuo “La ribollita” e, siccome anche io sono un racconta-panzanelle della più bell’acqua, e per di più molto interessato a letteratura/cinema contemporaneo italiano come contenitore di storie e come specchio dei tempi, mi sono incuriosito.

Ti propongo uno scambio culturale: io ti spedisco una copia del mio saggio su Arpagone e le sette sorelle MacGregor e tu una del tuo romanzo. Ti va? Non vivo a Montesperti, ma ci vengo spesso per lavoro e amici; a letture finite, o pure inconcluse, ci potremmo incontrare. E a quel punto, magari, lo scambio culturale diventa anche CUL-turale. Ti va?

Anche tu scrivi cinema (o solo 'di' cinema)?
Hai un blog?

Fontina Boy
www.fontinaboy.blogspot.com



----- Original Message -----
From: Fontina Boy
To: Ciccia LaTammurriata
Sent: Friday, October 02, 2009 10:21 AM
Subject: FW: “La ribollita”


Buongiorno Ciccia,
sono sempre più io, Fontina Boy, 29 anni (non oggi).

Ho letto del tuo “La ribollita” e, siccome anche io sono un racconta-panzanelle della più bell’acqua, e per di più molto interessato a letteratura/cinema contemporaneo italiano come contenitore di storie e come specchio dei tempi, mi sono incuriosito.

Ti propongo uno scambio culturale: io ti spedisco una copia del mio saggio su Arpagone e le sette sorelle MacGregor e tu una del tuo romanzo. Ti va? Non vivo a Montesperti, ma ci vengo spesso per lavoro e amici; a letture finite, o pure inconcluse, ci potremmo incontrare. E a quel punto, magari, lo scambio culturale diventa anche CUL-turale. Ti va?

Anche tu scrivi cinema (o solo 'di' cinema)?
Hai un blog?



Fontina Boy
www.fontinaboy.blogspot.com

----- Original Message -----
From: Ciccia LaTammurriata
To: Fontina Boy
Sent: Sunday, October 04, 2009 4:53 PM
Subject: Re: FW: “La ribollita”

Buongiorno Fontina Boy,
se mi dici in quale librerie posso trovare il tuo saggio su Arpagone, che amo molto, lo comprerò, se sfogliandolo lo trovo interessante. questo è lo scambio più giusto che possiamo fare. io non ho un blog e per il momento non scrivo più di cinema, anche se spero di ricominciare presto.



Tanti saluti,
Ciccia

----- Original Message -----
From: Fontina Boy
To: Ciccia LaTammurriata
Sent: Friday, October 09, 2009 11:48 PM
Subject: Re: Re. FW: "La ribollita"

Gentile (?) Ciccia,
sono già sicuro che non risponderesti in partenza a una email critica di questo tipo (se dovessi smentirmi, sarò felice di stupirmene [questo inciso probabilmente ti inviterà a rispondermi, in ogni caso dunque la tua reazione sarà prevista]), quindi mi permetto di esasperare ulteriormente i toni grotteschi. Il fatto è che credo di avere inizialmente preso sottogamba la tua risposta, tanto che non ho fatto che pensarci nei giorni passati.


Sei stata un bel po' antipatica, non trovi?

Sarò conciso e chiaro: l'email che ti ho mandato a mio avviso era un puro esercizio di retorica, ovvero ero sicuro che la tua risposta sarebbe stata pressappoco un "Sì certo volentieri, specie visto che amo Arpagone...". Per come la vedo io, la tua risposta non avrebbe anzi potuto essere diversamente. Cosa ti ho proposto in fondo? Uno scambio alla pari, libro per libro (stesse condizioni: distribuzione nazionale, codice ISBN, e via dicendo...), come può o potrebbe succedere fra scrittori che si conoscono o anche che non si conoscono. Un modo, credo, gentile ed educato per venire incontro a te, e alla tua prosa, con me stesso e con la mia prosa. Nient'altro.

Tu invece, forse da buona e navigata professionista della letteratura italiana contemporanea (del resto pubblichi per Ciauscoli & Associati), mi contro-proponi l'acquisto reciproco e chissà se congiunto, solo che giustamente (non mi conosci, in fondo) non ti fidi e prima vuoi avere le prove che il mio libro valga il tuo, che del resto è pubblicato da Ciauscoli & Associati. E allora ciò che mi contro-proponi è impari: perché di base sai già che a me il tuo libro ha stimolato/stuzzicato/interessato, e quindi sai già che, accettato il tuo patto, lo comprerò anche senza avere bisogno di sfogliarlo, mentre tu avrai bisogno di questa ulteriore prova.


E ora io mi chiedo: quali requisiti dovrà incontrare il mio libro perché sia di tuo interesse o, all'opposto, perché ti deluda quel tanto che basta per non fartelo comprare?

Ti dico subito le caratteristiche positive che il mio libro ha: progressione della numerazione delle pagine incredibilmente progressiva e carta bianca con inchiostro nero. Il resto a me sembra interessante e scritto bene, però è giudizio soggettivissimo e opinabilissimo: praticamente, ti potrebbe deludere tutto. E quanto dedicheresti al test di sfogliatura: perché se ci dedicherai poco tempo forse avrai poco materiale per elucubrare un giudizio definitivo, se gliene dedicherai troppo forse finiresti per leggerlo tutto in libreria e magari allora, giustamente, non lo comprerai.

L'ho messa sull'assurdo, ma per dimostrare cose tangibili: vogliamo davvero arrivare a questo? Non ti sembra, insomma, di aver esagerato un pochettino?

Ultima domanda: dei nuovi autori Ciauscoli & Associati, oltre a te, ho conosciuto via email o di persona anche Giulia Gozzi e Martino Villoresi, ancora più insopportabili di te fin dal primo istante. Cos'è, Ciauscoli & Associati indice forse una selezione assai accurata per pescare gli intellettuali giovani più snob di questa nostra triste Italia? Il manager di tale selezione sarebbe un autentico genio, vista la percentuale di successi.

Fammi sapere che ne pensi.
Fontina Boy

----- Original Message -----
From: Ciccia LaTammurriata
To: Fontina Boy
Sent: Monday, October 12, 2009 12:23:06 AM
Subject: Congratulazioni!

Gentile Fontina Boy,
sei stato fantasticamente arbitrariamente inserito nel nostro fantastico indirizzario personale.
Adesso riceverai senza meno tutti i nostri fantastici aggiornamenti via fantastica email.

Congratulazioni fantastiche!
Ciccia LaTammurriata
Ufficio Stampa dei Fantastici 4

----- Original Message -----
From: Fontina Boy
To: Ciccia LaTammurriata
Sent: Monday, October 12, 2009 12:23:39 AM
Subject: Re: Congratulazioni!

Punto primo.
Evidentemente, Ciccia, non hai ancora capito cosa è e come funziona il buon senso. Il buon senso, per quel che mi riguarda, vuole che l'invio di newsletter dev'essere stato richiesto, dunque gradito. Mai richiesto l'invio di aggiornamenti dei Fantastici 4i, tanto meno a questo indirizzo (ti avrei detto di dirottare la newsletter sull'altro account TinculoleMail che uso appositamente per questo).

Punto secondo.
Prima ancora di una anonima e impersonale newsletter, da te mi aspetto una risposta più personale e personalizzata su quanto sai. Se vorrai, altrimenti il niente com'era prima e come può tranquillamente essere d'ora in poi. Non certo newsletter però. Ti invito ancora gentilmente ma urgentemente a eliminare questa mia email dal tuo indirizzario.

Punto terzo.
Mi sembra che di email in email (e siamo solo a due), tu non faccia altro che peggiorare la tua condizione nei miei confronti, che non è un giudizio di valore assoluto, ma una mia liberissima, personalissima, opinabilissima opinione, di cui però ti pregherei di tenere conto.

Punto quarto.
Chiariti gli equivoci del caso, non ho problemi a ripartire da zero, con una si spera finalmente sana comunicazione. Vedi tu se ti va o se invece no, ma ti prego sii onesta (con me e con te stessa) e coerente. Le vie di mezzo, non conoscendoci, servono a poco. Ho vissuto pacificamente 29 anni prima di mandarti un'email, vivrò altrettanto pacificamente il resto della mia vita senza sapere più nulla di ciò che sarai o farai. E' bene essere chiari, forse, e ti chiedo la stessa chiarezza.

Punto quinto.
Se non ti fosse stato chiaro, sono stato ancora comprensivo, educato, cortese, disposto al ragionamento. Non sarò più così.

Tanti saluti,
Fontina Boy

ps. ma quanto te la tiri, eh?

----- Original Message -----
From: Ciccia LaTammurriata
To: Fontina Boy
Sent: Monday, October 12, 2009 12:23:51 AM
Subject: Re: Re: Congratulazioni!

Gentile Fontina Boy,
purtroppo il tuo indirizzo si è aggiunto alla mia rubrica nel momento in cui ti ho risposto. è stato cancellato. non sei contemplato nella mia newsletter. stai molto attento a non scrivermi più.

----- Original Message -----
From: Fontina Boy
To: Ciccia LaTammurriata
Sent: Monday, October 12, 2009 12:23:55 AM
Subject: Re: Re: Re: Congratulazioni!

Ti denuncio per querela.

----- Original Message -----
From: Ciccia LaTammurriata
To: Fontina Boy
Sent: Monday, October 12, 2009 12:23:57 AM
Subject: Re: Re: Re: Re: Congratulazioni!

È meglio se la sera non esci più di casa.

----- Original Message -----
From: Fontina Boy
To: Ciccia LaTammurriata
Sent: Monday, October 12, 2009 12:23:58 AM
Subject: Re: Re: Re: Re: Re: Congratulazioni!

Io però volevo essere solo carino.

----- Original Message -----
From: Ciccia LaTammurriata
To: Fontina Boy
Sent: Monday, October 12, 2009 12:23:59 AM
Subject: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Congratulazioni!

Questo è stalking.

----- Original Message -----
From: Fontina Boy
To: Ciccia LaTammurriata
Sent: Monday, October 12, 2009 12:23:59:57 AM
Subject: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Congratulazioni!

No dai, non fare così.
Stalker comunque è di Tarskovskij.
Non finisce mica qui…

ps. ma la ribollita alla fine ti piace? Qua da me la facciamo che… mmm, gnam!

lunedì 5 ottobre 2009

Che tònini!


Dai sette ai nove anni io ho avuto la fortuna di andare a dottrina. La prima elementare mi aveva infatti insegnato una cosa sola: se ce la fai, non ti fare picchiare ma picchia tu stesso. Chi picchia il picchiatore, mi domandavo infatti senza avere la soluzione? Boh, ma nel dubbio meglio darle e parecchie. Fu così che la mi' nonna morì e che picchiai Hulk Hogan (all'epoca, per via che Dan Peterson pronunciava male l'americano secondo me, avrei scritto Al Koguaro) perché ci provava dando noia al mio unico e migliore compagno di banco fuori della scuola, che poi mi tradì per un goniometro della Staedtler e a saperlo prima non l'avrei difeso però poi ebbi la rivincita quando la leucemia diocaro lo tramortì in due giorni. Io pensavo che alla leucemia gli bastasse tramortirlo, invece quella si fece prendere la mano e non ci fu verso di convincerla di non farlo morire: vabbè, mi dissi, morto un unico e migliore compagno di banco se ne fa un altro. Invece nada, tutta la prima elementare in prima fila da solo. Meno male che, allungando bene le mani, copiai il temario a sufficienza e arrivai addirittura a toccare un culo. Fui il primo della classe a riuscirci e la maestra mi mise un bravissimo. La cosa che picchiai Hulk Hogan però non passò inosservata al tribunale dei minori e, al principiare della seconda elementare, mi sentii tuonare contro: 'sei un soggetto a rischio: o la droga o la dottrina, scegli!'. Io intuii subito che era una domanda retorica ed esclamai ruttando, facendo attenzione a sillabare il tutto in tre rutti difformi ma simili: dot-tri-na. Invece era tutto vero e la siringa infetta di Aids la passarono a uno di un'altra classe che conoscevo appena: un bambino ridicolo che i genitori, per essere stati amanti dei Doors negli anni Settanta e per essersi inculati fra loro indistintamente, avevano chiamato Jim Morrison Malentacchi. Al che si iniziò con la dottrina, che i puristi fra noi chiamavano catechismo: ci insegnavano di tutto, da come praticare l'aborto per poi farci capire che era pratica bestiale e disumana e di contro farci amare la vita proiettando "Le emozionanti e umilianti avventure degli uomini-lombrico quando non riescono a salire le scale di casa", a come evitare la tentazione di dire le bestemmie sfogando la rabbia repressa ammazzandoci di sgonfiotti al prepuzio (alla notizia l'oculista della parrocchia godeva sempre, e io non ho mai capito il perché: misteri della fede). Un susseguirsi impetuoso di lezioni teoriche e pratiche, di avvicinamenti all'onnipotente e di erudizioni come se piovesse. Il clou era rappresentato dalla doccia comune: ogni tanto, dall'alto, ordinavano di chiudere il getto dell'acqua e di aprire quello del gas al cianuro; in breve tempo i più veloci a scappare che sopravvivevano capirono che anche quella era una lezione di vita volta al bene: agisci sempre come fosse l'ultimo giorno, carpe diem. Ce le impartiva, tutto solo, un seminarista che poi avrebbe fatto carriera lasciandoci orfani per la sua brama di curia: Edgardo Tonini. Era umano, simpatico, dolce, non risparmiava sorrisi anche quando ci penetrava da dietro per saggiare lo stato di salute della nostra anima. Era praticamente perfetto, l'immagine tridimensionale (e senza bisogno di stupidi occhialetti!) del figlio unigenito di Dio, se non fosse per un piccolissimo e umile difetto di marca: soffriva di meteorismo e a ogni parola davanti corrispondeva praticamente un tònino dietro. Lo sopportai fino a nove parole, multiplo di tre, poi abbandonai la Santa Chiesa Cattolica Apostolica e per dispetto, in sacrestia, feci le orecchie alle pagine dell'Ecclesiaste. Fu così una delusione che, alle prime elezioni, votai Bestie di Satana.

Quando lo lasciai orfano, io prima di lui, stava dicendo una verità delle sue: "Trentatre trentini entrarono dentro Trento tutti e trentatre trotterellando". Non ho mai saputo quale parabola vi si nascondesse dietro, e il rimpianto scava tuttora forre nel mio cuore.

giovedì 24 settembre 2009

Piccolo mondo antico

Ah, Verona. L'elegante Verona e l'imperiale Verona. La Verona moderna e la Verona antica. Patrimonio dell'umanità e patrimonio poetico di amanti sfortunati. Mercantile Verona, artistica Verona. William Shakespeare, Emilio Salgari e Diego Biello. L'Arena lirica e la renella da curare con l'Amarone della casa di Giulietta degli spiriti. Il teatro romano e il bar Aquila Nera all'arme all'arme siam fascisti. L'Adige con le sue carpe tonanti, la Lessinia con le sue pernici perdinci!, il lago di Garda a sinistra, il mar Adriatico a destra, il Brennero a nord, Arezzo a sud e la Lega Nord al centro, cuorecervellostomacogonadi di una Verona che più bella e più pacifica e più accogliente e più leghista non si può. Come t'amo, Verona. Perché t'amo così tanto, Verona? Tanti, e tutti legittimi, sono i motivi, ma uno, sì ve n'è, più alto d'ingegno e d'intelletto alfine l'ho scorto. Tu, Verona bella e Verona cara, hai una piazza molto grossa, si direbbe enorme, denominata Piazza Bra. Quante altre città, o Verona, su dimmelo, si possono permettere il lusso di una piazza tanto Bra? Un'altra, o forse due, anche tre toh: giusto il conteggio delle dita di una mano, al più. Rarissima primizia fuori stagione, delicata pecora nera, la tua Bra, in una messe infinita e raccogliticcia, si direbbe del tutto italiota, di piazze grandi e piccole, san francesche e sant'agostine (di queste, un vero, volgare florilegio!), del comune e della provincia, dei priori e dei posteriori e chi più ne ha più ne abundantiam. Invece tu no, solinga e fiera, ti ostini a difendere la tua antica virtù, quel nome così soave, Bra, da esser diventato, nella lugubre anglosassonia, termine di riferimento per il pudico copricapo del pocciarume femmineo. E qual ritmo monosillabico nasconde il tuo nome, e quale -soave pur essa- etimologia:

BRA, in piazza a Verona si cureggia; BRA, e si fa l'ammore; BRA; e lo si butta in culo.

giovedì 27 agosto 2009

L'estate















Cara maestra,
so che tu mi vuoi tanto bene (io però te ne voglio di più, cioè co-osì [sto allargando le braccia a 285° se non lo stessi capendo, cretina!]) e che non vedi l'ora di rivedermi per erudirmi n'atra vòta al mondo vasto e variegato della cultura e sgridarmi se faccio qualcosa di male, tipo vedermi Casinò di Scorsese (ma dico io: lo sai tu chi cazzo è Scorsese?! un grandeee!) sul palmare digitale di ultima generazione 1989 e fare tipo del casino, però qui c'è il dramma in atto e io sono tanto triste.
Ti spiego, anche se so che poco te ne fregherà, tu così sempre altera e severa nei riguardi dell'importanza (legittima eh!) della copula del predicato nominale ma, se mi permetti, come dire, insomma sì, fancazzista in merito ai turbamenti e agli sconvolgimenti che, chissà se li ricordi, turbano noi ex cittini che si sta per entrare in quinta elementare insomma io auspico ben altre copule, l'è capito o no?
Il fatto in pratica, come se poi tu non lo sapessi, è che l'estate è arrivata al lumicino e io fra poco rivedrò il tuo brutto (a volte però fai delle smorfie parecchio carine, devo ammetterlo - uhm, mi sa che questo inciso fra parentesi andava meglio messo dopo 'muso') muso e la cosa mica mi sfagiola tanto. È che voi maestre, ma anche maestri crederei, non la capite la bellezza e l'importanza dell'estate. Perché infatti ci date i compiti per le vacanze? Io mica l'ho inteso, ma stai tranquilla: non li ho ancora fatti e né li farò, e anzi sarò pronto all'eventuale pugna. Nel frattempo ho messo su una massa muscolare appena più che ridicola, occhio quindi. (Dai che poi nel caso ti consolo.)Ho fatto giusto questo pensierino perché, come sai, mi piace scrivere. Penso che dopo gli esami mi iscriverò infatti a Filosofia perché, secondo me, c'ho lo sbuzzo giusto.
L'estate, il caldo quello bòno, dura poco, io penso che sia fuggevole, tipo che dura tre mesi ma se va parecchio ma parecchio bene. Non è un pensiero vispo, questo? Te lo chiedo perché a volte mi capita di dirlo in giro e noto che la gente non mi capisce. I poeti direbbero che è caduca, ma io i poeti ancora non li capisco, anche se la tesina sul concetto di aleph in Borges me l'hanno tradotto fino in lingua maori e Cipì (oh, grazie eh!, quello m'è piaciuto proprio tanto) te lo saprei recitare a memoria e con intonazione.
Sai che c'è anche: che per me l'estate assomiglia alla vita di un uomo nel complesso di vite degli esseri umani. È parecchio breve e intensa e, per quanto ci si sforzi, alla fine finisce. Saludos, amigos, e tutti a casa! A me mi (so che a me mi non si dovrebbe deontologicamente dire, però -ah, quest'estate ho letto parecchio eh- l'ho trovato nel Manzoni e mi son detto: 'se lo usa lui, perché non dovrei usarlo anche io?'. Che dici, ho fatto bene?) pare un peccato che tutto questo calore, questo sole alla fine si spengano come un sipario della vita che in questo caso, per traslato, si può definire delle stagioni. Boh, insomma l'estate è una stagione viva ma se uno ci pensa un pochino alla fine è più morta e triste dell'inverno buio (tanto diciamocelo su: le mezze stagioni non ci sono mica più) che separa l'una dall'altra. Però basta non pensarci e tutto diventa bello e coloroso (è coloroso, non è che volevo scrivere caloroso sennò scrivevo caloroso scusa) di nuovo.
Concludendo, preferirei che l'estate durasse fin verso toh, dicembre a star calmino. Dici che si può fare? A chi ci si deve rivolgere, in caso? Se i miei me lo permetteranno, io ci provo. Magari un salutino il 14 settembre vengo a fartelo e toh, proprio se sarò in vena, fino all'intervallo ci resto. Poi però non ti fare illlusioni o non ci rimanere male se sarò uccel di bosco. (Parecchio uccel e poco di bosco. Ahah!)

Tuo,
Fontina Boy

ps. oh, quest'anno a Cesenatico la mi' mamma m'ha finalmente svezzato, poi ho pomiciato alla grande e poi ancora per la prima volta il lillo mi si rizzava quand'ero vicino a delle citte. Avrò mica contratto la sesta malattia? Non è che mi succederà anche con te? Magari fai una cosa eh, te dammi una nota se succede. Ciao, darling.

venerdì 14 agosto 2009

Giusto un flash

Ho un’istantanea di felicità. È rotonda e perfetta. È una piccola morte, ovvero un orgasmo. Mi ci potrei benissimo fare le seghe sopra e senza problemi verrei, eccitato ma anche arrapato. È come un fumetto, con l’azione congelata dalle sinapsi della memoria ma con tutto un movimento -un prima e un dopo- sotteso, tanto invisibile quanto corporeo e invasivo. Invade gli spazi fisici della percezione emotiva e ottunde i sensi. Fa male e il perché è semplice: la felicità non esiste, ciò che proviamo quando diciamo di essere felici è solo assenza di dolore e dal momento che ho detto che ne conservo una sola istantanea, fate un po’ i vostri conti. In pratica è come avere un album di icone della giornata più bella della vita e accorgersi che contiene solo una polaroid, e questa dopo tanto tempo e tanta luce sta pure sbiadendo. Ecco perché s’invecchia. Non ricordo la cornice, ricordo il quadro. Che saranno, gli anni Ottanta? Probabile, il riflusso sta venendo meno come le elementari e il mi' fratello inizia a scocciarsi di fare uno contro uno a calcio dentro casa: mi preferisce gli amici, la discoteca, il gel sui capelli, ci sta anche la cicala (ma non ne vedo mai girare tanta da queste parti). Io sono certo stia parlando della favola della formica e della cicala e non capisco perché tanto interesse per la cicala: la formica, provvida e lungimirante, è troppo meglio secondo me. Sono altri tempi: si pranza alle due perché il babbo rincasa dal lavoro solo allora e, non ci sono santi!, lo si aspetta per cominciare la liturgia; si vive in simbiosi con la mamma, dea antica, infallibile, generosa, sempre presente ma non ultraprotettiva (che fa rima con insicura), irraggiungibile nella scala dei valori, così lontana così vicina; si fa merenda sempre e comunque alle quattro e sono fette di pane col pomodoro e spremute -salute!- mica snack ipo- o iper-calorici; si gioca per strada, nel fango, nelle stoppie, fra le macchine (sono meno, questo è vero); si suda, ci si fa male, si portano i calzoni corti e le canottiere colorate da mare d’estate e la tuta d’inverno ma si hanno sempre i ginocchi (i ginocchi, sì!) sbucciati. Si ride sempre, di tutto; anche delle cicatrici ci si fa beffe, come pirati dei Sargassi. Siamo l'infanzia degli anni Cinquanta fuori tempo massimo. Scompariremo, infatti. Ci sono io e c’è il mio amico Giovanni, che vive poco lontano ma è un altro quartiere e andare da lui a piedi è come andare in un’altra città, bisogna studiare la cosa, pianificare gli orari, mappare i trasporti pubblici. E c’è la mamma, la mi’ mamma ma la mamma di tutti, enorme, titanica. Giunone, la moglie di Giove, e Giove è al lavoro. Siamo in casa mia, sgombra di mobili, tappeti, tendaggi, cianfrusaglie da case borghesi perché i bambini devono giocare: saranno sì e no 80mq ma sembra di stare a Central Park. Io e Giovanni ci nascondiamo e fuggiamo, non facciamo altro per ore e ore, forse giorni; e la mamma, con uno spillone enorme da spiedo che ha le fattezze di uno spillino per cucire neanche dei più corpulenti, ci insegue e minaccia di trafiggerci. Abramo dalle fattezze muliebri, è disposta a tutto pur di uccidere suo figlio e il suo amico, sicuramente gelosa della loro segreta, intima amicizia. Gelosa di qualcosa che la vita le ha fatto conoscere e poi, vita usuraia!, le ha tolto. “Ora vi prendo, ora vi sbudello!”, ci grida dietro trasfigurata. È un’ossessa e lo spillo, che tanto ripresenta vivo l’odiato momento delle punture, è il male. Lei, in quel momento, è il Male. Un male che ci fa paura, ma che non morde. Anzi no: da cui noi riusciamo a non farci mordere. Io ho la mano incollata a quella di Giovanni e, con uno strappo deciso del braccio, lo sospingo in avanti e lo salvo proprio mentre quella puttana della mi’ mamma sta vibrando il colpo fatale; un secondo dopo è lui a salvare me indicandomi come scivolare in velocità sotto le gambe della pazza furiosa. Non ci sono sconti, è lotta vera. Un patto non scritto: l’Amore accetta di interpretare l’Odio. E come ci riesce! Non ci sono né prima né dopo, c’è solo l’adesso della pura sopravvivenza e sopravvivere quando l’unica altra opzione è morire è rinascere, immacolati e felici.

Non ci ha mai preso, non ci ha mai sbudellato. Noi troppo bravi. Lei troppo strega e troppo fata. Una così non si incontra mica tutti i giorni.

martedì 28 luglio 2009

Alla sinistra del padre

Bisogna riconoscere che la rivoluzione industriale non smette d'un attimo di produrre conseguenze istoriate. Io per esempio ho tratto grande giovamento dall'utilizzo del computer. Si può anzi dire che la mia vita è fatalmente cambiata da quando ho incontrato questo scatolino che vorrebbe riprodurre l'allure dell'intellighenzia ebraica di Manhattan e gli atout della Perestroijka. Nella fattispecie: lavoro, cicala, tunnel carpale. Di lavoro se ne può cercare finché si vuole, come fossimo in un videogame dai livelli infiniti (Alex Kidd resta il meglio in questo campo), tanto poi effettivamente non ce n'è. Di cicala ugualmente i mari della rete sono assai pescosi, salvo scoprire poi che è tutta aragosta ipercostosa o, non si sa quale opzione sia peggiore, lampredina anonima che si nasconde dietro nick, emoticon e promesse esotiche come la macedonia in scatola prodotta se va lontana a Ficulle. Il tunnel carpale è invece un irredimibile malaccio che ha una capacità di colpirti tanto contagiosa quanto, alla lunga, simpatica. Forzato dai diktat della società omologante moderna, io uso il computer, e soprattutto internet, per nobili fini da Nobel: cercare siti porno gratuiti, cercarli che siano aggiornati e sappiano generare per partenogenesi sempre nuovi filmati educativi, cercarli che abbiano la sezione 'pedofilia', cercarli che offrano la possibilità di chattare secondo moduli tematici (i miei preferiti sono: Hegel e la concezione di pederastia nella Storia dell'uomo, Bakunin e lo stantuffio, GB Vico e le inculate astoriche) con altri utenti collegati nello stesso momento. Cercare di cercare tutto questo impiega tempo e, nei rari momenti in cui le mani sono sgombre dallo sgombro, sfrigolio di polso contro il tappetino del mouse, altresì detto mouse-patarocchio, o contro ogni altra superficie levigata o rugosa che gli è sottostante. Calcolate in miglia, sono ore e ore di sfrigolio che non vanno punto bene perché, per il principio dell'erosione a placche, finiscono per formare un tunnel nella zona attigua al polso che per ragioni ignote va a prendere il nome dalla specialità balistica di un ormai marcito calciatore del Carpi. Tunnel carpale, appunto. Di recente, presentendo di essere a un passo dal dover trascorrere anni inutili fra operazioni e tutori, ho intrapreso una via preventiva che non è da tutti, ma io infatti sono più sveglio del signor Tutti. Essendo destrorso in tutti i sensi, ho principiato a usare la mano sinistra e, per coerenza alla quale tengo molto, a farmi trapiantare il cuore al di là dello sterno e a votare D'Alema. Il difficile all'inizio è stato trovare una porta usb che permettesse di allocare mouse e mouse-patarocchio alla sinistra del padre, poi tutto è andato liscio come l'olio e, anzi, col senno di poi direi che l'espediente ha favorito lo sviluppo della parte manca del mio cervelletto evidentemente prima un po' mancante. Dice che infatti lo deve fare. Non ci crederete ma io, nel giro di qualche ora, mi sono sentito un afflato più, come dire, intelligente e inculturito. Tempo fa, per dire, verbi come allocare o sostantivi come afflato non avrei saputo come od ove allocarli. Per non parlare che ora so riconoscere le parole dentro le parole come non m'è mai riuscito nel tipico gioco della mia infanzia, che per queso si può definire infelice.

Voi per dire avreste mai notato che intelligente contiene come una matrioska le parole INTEL (un processore dei più buoni), TEL (abbreviazione di telefono), GENTE (la rivista fondata da Prampolini), TELLI (un errore di chi voleva scrivere TELI), ENTE (tipo istituto), TE (il diverso da me), GE (targa di Genova), più altre ancora che vi invito a scovare da soli?

lunedì 20 luglio 2009

La settima (è doppia!! forse tripla!!! se va bene quadrupla!!!! quintupla si dice?)

(D.Leg. 123/90 bischero - Nuova materia introdotta nell'ordinamento: Le fulmicotonate.)

O oggi non sono a Riga. Com'è come non è, incontro una citta di Riga. "Occhio che ti metto in riga!", mi viene di minacciarla con originalità. Poi esagero e accenno al righello, ridendomela da solo. Ma lei ha già equivocato e, a buco pillonzi, compone una squadra Staedtler ad angolo retto come non se ne fanno più. Mi perplimo perché le squadre a Educazione Tecnica non le ho mai sapute usare, poi quello che mi dice in un italiano sdentato (le ho nel frattempo rovinato l'arcata mascellare superiore, così a spregio) vanifica ulteriormente ogni mio buon proposito interculturale. "Sii l'intera squadra di Riga", mi sussurra con amore e io inorridisco a come la lèttone sia tristemente nota per voler passare subito al lettòne.

Intensità ridanciana: fra 100% e 0%.

sabato 6 giugno 2009

Ipostasi

Dove l'Autore, per essersi accorto di aver già pubblicato 58 post di ingegno e vaglia (presente escluso), decide che è arrivato il momento di fare un esame di coscienza, ammettere i propri limiti, salvare il salvabile e così dare a Cesare quel che è di Cesare.
Dove l'Autore si concede un meritato momento di autoanalisi avendo avuto come imprinting il giorno di riposo che, anni prima, suo padre si prese per contemplare il creato, scoprendolo bruttarello e imperfetto ma tutto sommato apposto così e via andare gasse in curva.
Dove l'Autore, per via di una certa teoria evoluzionistica che ora madonnaragazzi non si ricorda come si chiama letta illo tempore su "Cicciolina Pocket", scopre che lui gli errori del padre non li ha commessi né li potrà commettere mai. Fiuu. :-)
Dove l'Autore cercherà, riuscendovi, di inculcare tutto ciò di cui sopra con pragmatismo e onestà apodittica:
- sono più di due anni ma meno di quattro che questo blog esiste: il risultato fa inequivocabilmente tre, numero di ontologica perfezione. Per la proprietà commutativa, Fontina Boy è perfetto;
- parecchi post se non tutti sono geniali. Per una volta crepi l'avarizia: facciamo tutti. Per la proprietà transitiva, Fontina Boy è un genio;
- tutti i post hanno ricevuto almeno un commento, ossia il blog è variamente amato, idolatrato, iconizzato, coventrizzato; se proprio va male se ne parla tiepidamente (e in quel caso io, unico signore figlio unigenito ma anche trino, nel nome della democrazia mi arrogo il diritto di non pubblicare i commenti) ma se ne parla. Per la proprietà associativa, Fontina Boy è di dominio pubblico;
- c'è almeno un commento (anonimo) dall'evidente grafia femminile, ovvero il blog è subissato dalle donne. Per la proprietà del sottoinsieme, Fontina Boy è fico;
- il concetto stesso di blog, dopo la comparsa di questo mio, non è più stato uguale a prima. Dimostrabilissimo in due parole due solo che la modestia mi rende tetragono a compiacimenti che, siatene pur certi, col senno di poi vi apparirebbero tautologici o inevitabili che dir si voglia. Aggiungetevi che, sempre per la troppa modestia(che ci posso fare se sono nato così!), non amo intavolare discorsi su me stesso.(ps. semmai, se proprio insistete, ci aggiorniamo su questo punto.) Per la proprietà distributiva, Fontina Boy è rivoluzionario o, se volete, semplicemente è.
Dove l'Autore ringrazia prima di tutto sé stesso per il tempo generosamente speso per i suoi cari e saluta cordialmente. Oh raga, qui non si tromba e se mi buttassi sott'un ponte?
Dove l'Autore, per una rocambolesca carambola, ha stoicamente prevalso sulla grande mietitrice (e la schiacchiera era rimasta a casa!) e, ad maiorem dei gloriam, è ancora tra noi.

Evvaiii!

domenica 24 maggio 2009

La vera storia di Alice Miller, affettatrice di fica

[Alice Miller, psicanalista e saggista, nata in Polonia nel 1923, si è occupata prevalentemente di psicologia dell'età evolutiva e degli esiti negativi che gli abusi psicofisici inflitti ai bambini, in particolare all'interno della famiglia, comportano nella crescita e nell'età adulta.]

La Polonia del 1923 era davvero povera. Reduce da una grave carestia di polonio, il metalloide volatile che ha preso il nome dal quasi suocero di Amleto senza che la querelle sul motivo di questa transustanziazione sia tuttora stata risolta, e affetta strutturalmente dalla mancanza dei consimili bismuto e tellurio, quelli che vaccinano contro la scarlattina, non se la passava proprio bene questa nazione orribile che ha dato i natali a papi e astronomi della più bell'acqua ma, codarda, non ha fatto nulla per fermare l'insorgere di quella guerra sola igiene del mondo che va sotto il nome di World of Warcraft né, vigliacca, ha boicottato quell'atto di imperio che va sotto il nome di Shoah, e meno male altrimenti addio a capolavori del cinema come Schindler's List e Porky's III - La rivincita. Insomma, se avete visto il film Il pianista di matrimoni, avrete sicuramente capito com'era la situazione della Polonia al tempo in cui nacque Alice Miller, esattamente la stessa in cui si trova oggi, in tutto il mondo, soltanto il Belize: 'può andare pure peggio'. La piccola Alice, nata senza il trigemino, senza una scapola e col cuore al posto del cervello senza che per questo il cervello fosse in automatico al posto del cuore ma purtroppo affetta da "elefantiasi della fica tanto che in pratica la neonata risulta essere un buco con come-l'avete-chiamata-ah-sì-con Alice intorno" (così si legge nel referto ufficiale dell'epoca, una in cui i medici facevano sul serio non come oggi, e già qui, a stare attenti, si può notare il suo essere in anticipo sui tempi avendo in pratica messo in atto ciò che la Nestlé avrebbe inventato, con le Polo, soltanto decenni dopo), invece se la passava piuttosto bene, vivendo tutta per le adorate bambole cui mangiava il capo salvo rivomitarlo sotto forma di cavolfiore (ciò che i medici non le avevano potuto ancora diagnosticare, causa mancanza dell'appropriata tecnologia, era la famosa anomalia dei "succhi gastrici che manco Chernobyl") e riannodarlo alla bell'e meglio al corpo. Un'infanzia felice, addirittura troppo dato che rischiava di assestarsi sui binari della più perfetta e sottovuoto contentezza, allorquando il padre e lo zio, già adepti della setta del Tao, intervennero e pensarono bene di equilibrare il karma chameleon del mondo ricordandole quanto fosse stata fortunata a nascere tanto fica, e per contrasto facendole capire che avrebbe potuto nascere esteticamente balorda e che dunque se il bene esiste è perché c'è anche il male, così come la bellezza fa il paio con la mostruosità e gli slip con i boxer. La costrinsero, contro tutta la sua volontà egoistica di bambina fatta per una vita da fiaba, a fare del bene per gli altri, e nella fattispecie, dopo averle slargato fino all'impossibile l'orifizio ficoso (quando si accorsero che l'elasticità infantile di questo tendeva pressoché all'infinito, non si trattennero dall'esclamare lo stupore: "fico!"), a privarsi di tanta ficaggine, mandandola per le strade non già a elemosinare o a prostituirsi, 'come fanno tutte le schifose troiacce di questo mondo' si sentirono in dovere di aggiungere, bensì a elargire ciò che il Creato le aveva abbondantemente elargito a sua volta. Fu così che Alice, prima ancora di saper parlare e di aver capito cosa i due adulti le avevano in realtà praticato ('uno stupro, ma di quelli buoni, tutto apposto, niente di grave'), si trovò nuda per i vicoli più sordidi ad affettare sé stessa e la propria voragine di carne, peli e sangue per risolvere l'annosa questione della fame nel mondo. Piccola e innocente, non poteva ancora sapere cos'è la Sindrome di Stoccolma e però quella agì lo stesso tanto che lei, da vittima non consenziente, si trasformò in una paciosa e solerte affettatrice di fica a tempo pieno e pienamente convinta dell'utilità del suo operato. Tanto più che la gente ricambiava l'affetto visto che lei tagliava fette generosissime, specie dopo essersi accorta che la sua fica aveva un'altra preziosa anomalia: come la coda delle lucertole, si rigenerava e rigenerava, ogni volta pure più florida di prima. Ci prese tale e tanto gusto che ormai le veniva naturale affettare fin là dove la carne sta per finire, con mosse da abile samurai (Toshiro Mifune, prima di interpretare Rashomon e vincere la Coppa Volpi come miglior attore al Festival di Venezia, passò un anno sabbatico con lei) e arrivando proprio a ridosso dell'osso, senza mai però scalfirlo, fatto, questo, che gli mise contro gli affamati avventori fiorentini, ma i fiorentini, si sa, non tollerano che loro stessi. Meno male che in Polonia nel 1923 di fiorentini ce n'era solo uno, un certo Dante che aveva smarrito più la cognizione del tempo che la retta via e il cui esilio stava però per finire e così alé, una scocciatura in meno per la mitica Alice. Si racconta, a tal proposito, un aneddoto sul loro incontro: Alice che gli avrebbe detto "Pussa via" e questo poetastro che, solo per essere erudito e sapere le lingue, avrebbe fatto finta di capire "Pussy" e l'avrebbe tirata lunga con questo equivoco parlandole peraltro, a lei polacca e ancora analfabeta, solo in dolce stil novo. C'era insomma tanta di quella povertà, in quella Polonia lì già citata, che Alice iniziò a dar via come il pane quella sua fica così proteica, fino a che non si mise in combutta con un pizzaiolo altoatesino naturalizzato nazdorovje che, amante di Paperino, si faceva già chiamare McDonald e che non sapeva fare la pizza ma in compenso faceva degli sfilatini appena mediocri: da allora iniziò a darla via col pane, un cambio semantico mica da ridere. Purtroppo, un brutto giorno che coincise con la fine della Repubblica di Weimar (la Storia non viene mai per caso), osando forse troppo nella sfilettatura o distratta non è lecito dire da cosa, Alice ci andò giù pesante e si tranciò di netto il clitoride, scoprendo che la magia era tutta in quel grillettino. Per volerne capire di più, si buttò sui libri e scoprì che un certo Froid, in quegli anni suoi lì, aveva finanche dato un nome a tale magia: libido. Il nome le piacque così tanto che decise di non vendere più fica (già, perché nel frattempo aveva messo in piedi un vero e proprio esercizio commerciale -"Crescere a pane e fica, con Alice & McD. si scherza mica"- anche se senza licenza) e di darsi alla psicanalisi. Si trasferì a Dachau e si confuse con la massa di studenti che se la raccontano tanto ma che alla fine vanno a studiare il come e il perché si ha sempre voglia di infilare il cicciolo nella cicciola, non riuscì mai a superare l'esame di Piscopatologia dell'Età Evolutiva II, neanche dandola al Rettore della Polonia tutta (unica volta in cui si è concessa un tuffo nel suo glorioso passato per poi pentirsene), infine la Storia ha fatto perdere le sue tracce.

Purtroppo l'anagrafe la dà ancora vivente.

domenica 17 maggio 2009

Il calcio

Lo sport io l'ho sempre seguito per compiacere gli altri, genitori o amici ritardati che fossero. Per vocazione sono infatti per discettare senza requie della crisi concettuale della ragion pura così come postulata da Heidegger nel secondo volume dei quattro dei Fratelli Karamazov regalati (uhm, ricordo sicuramente male) a suo tempo da "Famiglia Cristiana", o per approfondire ad aeternum il codicillo relativo alla transustanziazione contenuto come omaggio ai lettori più affezionati nel Topolino -una rarità!- numero 1345, però poi questo vorrebbe dire dare il la a tanti soliloqui dei soliloqui e alla lunga, si sa, il rimuginare fra sé è ancora sé può portare alla pranoterapia, senza considerare che io sono uno di poche parole e che le mani mi piacciono fredde come la morte che infiniti addusse lutti agli achei. Per questo, e solo per questo, ovvero perché se la montagna stupida non può andare dal profeta saggio è il profeta illuminato che deve andare dalla montagna cretina, ho accettato negli anni l'umiliante pratica di abbassarmi alle esigenze -che vi devo dire: mediocri, sempre davvero mediocri- degli altri e mi sono ob torto collo (lo prendevano per torcicollo, tsé!) piegato al loro ascolto, con stupenda e del tutto disinteressata generosità. "Smetti di parlare di cinema e vedi di farti piacere il calcio, altrimenti ti facciamo inculare da ottomila algerini con l'Aids", mi si poteva berciare contro, per dire (erano tempi in cui il sistema non permetteva si scherzasse, mica come oggi); e io, prima ancora di domandare se fra quegli ottomila algerini ci stava che ci fosse qualche comparsa de La battaglia di Algeri, filmone di Gillo Pontecorvo che ora siamo quasi al climax e non è il momento di divagare, io -dicevo- che non ho mai assecondato le minacce se non quando queste minacciano e che pur se borbotto sono poi di larghe vedute e propenso al dialogo fraterno fra gli esseri umani tutti (spastici compresi, quindi figuriamoci un po'), nonché magnanimo come solo un deus ex machina sa essere, accettavo indefessamente, senza mai fallire una volta che fosse una, con una piaggeria che, oserei dire, si situava al confine fra l'osceno e il Texas. Non solo, dunque, ho prima detto sì al calcio e no alla droga (che pure a quel tempo già m'aveva fatto dipendere dalle sue derive e dai suoi maelström), calcio seguito a ruota dallo sport in genere come metafora post-moderna dell'agone di una volta, quello da balia che pungeva come pochi, ma ho finito per appassionarmici proprio. Se non era il calcio che seguivo, presto imparando a memoria tutte le mosse possibili e immaginabili, lecite e illecite, da quella del barbiere all'arrocco in L3 che Kasparov s'inchinò non appena la inventai per caso, era il ciclismo, e così via all'infinito con tutti gli sport esistenti su questo mondo triste e macilento che alla fine scoprii poter riassumere in poche macro-categorie: tre per l'esattezza, il calcio, il ciclismo e, ma questo solo in Inghilterra perché là si reputano tutti un po' più speciali, il soccer, che da noi potrebbe essere tradotto come il sócc'mel ma non è stato ancora importato.

Riassumendo perché il tempo è tiranno, la morale è questa: giocato, Fantacalcio, vinto, vinto tanti soldi, vinto tanti soldi ai danni dei miei amici, vinto tanti soldi ai danni dei miei amici che pure vivevano per il calcio mentre io no anche se poi quasi sì ma mai del tutto sì come loro, amici incazzati, amici ex, loro picchiano me, io picchiato da ex amici, picchiato a tutto spiano, ragazzi datevi alla droga.

domenica 19 aprile 2009

La sesta

(D.Leg. 123/90 bischero - Nuova materia introdotta nell'ordinamento: Le fulmicotonate.)


A D.,
it's all about love.

O oggi non ti incontro un'amica. E' bella bionda e quando glielo chiedo dice sempre sì. Felicissima di contribuire a sculacciarmi come se non ci fosse domani. Com'è come non è, mi fa capire che si vuol rassodare: "vado a farmi un'ora di pilates". "Veramente ti preferisco depilates", butto là carino, volendo alludere al fatto che non ne ha bisogno. Ma quella ha già frainteso e, con occhi di bragia, sentenzia in greco antico (è una che ha fatto il classico e se può lo dà a vedere): "déphilates". Ci sentiremo ogni domenica mattina per il consueto scambio di formazioni del fantacalcio, ma l'amicizia -colpa sua- può dirsi conclusa.

Intensità ridanciana: 79,1%.

martedì 14 aprile 2009

Baustelle - 'Sussidiario illustrato della giovinezza' (Italia, 2000)
















Musical-movie nostrano, in dieci episodi e dal culto giustamente crescente: dimenticate Fred Astaire e il tip-tap fintoamericano di Ginger Rogers e gli studios altoproletari di Hollywood e, piuttosto, riesumate dal vostro inconscio la (Pulp)itante voce di Don Powell che intona parole e musiche di Carlo Savina in Pochi dollari per Django. Un sound caldo e dolce, d’altri tempi e forse dedicato a esseri umani di altre epoche, come i film di Mario Bava con Al Cliver-Pier Luigi Conti o Alan Collins-Luciano Pigozzi: ma da quale era provengono i Baustelle (che in tedesco da pronunciarsi con la “e” stretta significa “cantiere” e anche “lavori in corso”)? Uscito alla chetichella e presto assurto a mito stracult da parte di una generazione nostalgica cresciuta a base di spuma bionda e figurine Panini: scoperto [chissà come e dove (il fatto è che non lo so proprio)] da tal Gizmo, novizio Fofi d’avanguardia melocinematografica. Stupisce la lunga durata di ogni singolo pezzo, anomala nel panorama italico; il tono ondivago e autoreferenziale può stufare, poi, solo chi non ama le saghe. Da dedicare, oltretutto, alla squallida canzone che il Piotta (credo) esegue durante la sigla del programma estivo Stracult. Da analizzare, in senso prettamente visivo, ogni singolo segmento; ecco una serie di riflessioni personali, dette “sottovoce” e dettate da emozioni, suggestioni e impressioni:
1) Le vacanze dell’83, che sono quelle “sintetiche” e fondamentalmente asettiche dei Vanzina di Sapore di mare, ma anche quelle della “colonia estiva” del lovecraftiano Zeder di Pupi Avati e quelle erotiche del primo vero grande cul(t) di Tinto Brass La chiave. La voce sinuosa di Francesco Bianconi si insinua, nel mix musicale di Fausto Leali e Bruno Lauzi composto dai restanti cinque artisti, come una morriconeggiante colonna sonora di Morricone in un film di Sergio “The Master of the Western” Leone. E, infatti, è la malinconia, l’elegia, la nostalgia, l’epica a prevalere: d’altro canto anche il titolo stesso dell’album, poi, stabilisce fin da subito il tono e i temi delle varie canzoni. Film di riferimento: Compagni di scuola di Verdone (perché il suo modello, Il grande freddo di Kasdan, è nettamente inferiore);
2) Martina, forse l’unica dark lady veramente sincera di fine millennio, dopo che anche Dario “HoSonno” Argento ha tradito la sua vocazione sadico-castratrice di fare della donna l’arma più a doppio taglio che esista. Narrativamente è un unico primo piano cinematografico, che esplode in una serie di angoscianti e suadenti dettagli. Non so perché ma mi ricorda Malick e il suo senso per il paesaggio e per la natura, e anche il coretto che accompagna le immagini dell’incendio della casa nel mirabile Badlands (1973). Film di riferimento: nessuno; musa onanistica di riferimento: Edwige “Bona” Fenech;
3) Sadik, dedicato agli anni ’70 in pieno: ai fumetti anti-Disney, alle sorelle Giussani, a Dario Argento (“quattro piume di cristallo”), allo slasher-movie inaugurato -con buona pace degli americani- da Mario Bava. Film di riferimento: Io, Emmanuelle con l’italianissima Erika Blanc. La dedica va (sperando che qualcuno l’abbia visto) a Il profumo della signora in nero e alla sua splendida colonna sonora di Nicola Piovani;
4) Noi bambine non abbiamo scelta, dedicato tout-court al cinema, vera e propria droga intellettuale. Verrebbero in mente i gialli pop-bradipeschi di Umberto Lenzi, ma la cultura trash ormai ha saziato tutti: la dedichiamo alla Gradisca, a Rimini, a Fellini, ad Amarcord e alla Strada. Il motivo? Noi “bambini-cinefili” non abbiamo altra scelta;
5) Gomma, tutto costruito come un grande carrello all’indietro su una certa epoca, quasi a seguire lo sfilacciamento di un “masticone” (ovverosia, per chi non conosce lo slang toscoaretino, il chewing-gum, la “gomma” del titolo). Forse il pezzo più soave, quello più made in Usa, anche se non mancano i riferimenti alla nostra cultura nazional-popolare (provinciali, liceali e via discorrendo); da dedicare, per ovvie necessità, all’uomo Cimino che fu (in tutti i sensi): Una calibro 20 per lo specialista, fra tutti, sembra il film a cui si “appiccica” meglio;
6) La canzone del parco, Antonioni, l’incomunicabilità, L’avventura, la partita-fantasma di tennis nel parco in Blow-up, l’ipotetica “swinging London”: e poi più;
7) La canzone del riformatorio, triste ma vitale, come un Vittorio De Sica postneoralista o un Gianni Amelio chiamato a dirigere la versione infantile e neo-neorealista di Thelma & Louise. Generazionale. Epocale, come Dario Argento che credeva sul serio alle streghe (ma noi ci dovremmo credere?) mentre girava Suspiria. Ambientato, per empatia autobiografica, in un autoreferenziale 1980;
8) Cinecittà, vengono in mente, alla rinfusa, Pasolini, la Nouvelle Vague, i cartelli e le didascalie alla Godard, un film metanarrativo di un mio amico, Gola profonda e le "boogie nights" e, naturalmente, via Tuscolana a Roma e tutti i “mondi” che sono usciti da lì. La più ovviamente (ma non banalmente) cinematografica: e se la fonte d’ispirazione non fosse tanto Fellini ma Tim Burton?;
9) Io e te nell’appartamento, l’episodio più sfuggevole, triste come una commedia sopravvalutata di Billy Wilder e comico come una pochade sottovalutata (ma non troppo) con Alvaro Vitali o Jacques Tati;
10) Il musichiere 999, il più spudoratamente citazionista, la canzone degli anni ’60 (prezioso l’omaggio ai grandi sceneggiati televisivi come Belfagor, interpretato dalla Greco), dedicata all’arte, alla musica, al cinema. Esemplare epigrafe di un album memorabile, suona come questa dedica: “Per me… e qualcun altro”.


GIUDIZIO: ora che ci ripenso, si può da-àre di più.



martedì 31 marzo 2009

I ritardatari

I ritardatari sono gente bella. Prendete Scarlett Johansson, una che sui contratti fa redigere "Eventually, like to say anytime, I must be in delay" e solo allora firma, una che si fa attendere ovunque finanche nelle sale d'attesa, una così si presume che si facesse attendere anche quando, ignota ai più, era adusa a frequentare i sodomiti del Texas che a loro volta erano adusi ad aspettarla, sole lampi e cielo a pecorelle che ci fosse, sulla staccionata di legno Wisconsin tipica delle contrade a est di Austin, e ditemi voi se non è bella o, facciamola corta, se non è una gran cicala. Prendete una qualsiasi che ha un ritardo nel flusso della sborrata di sangue mensile che va sotto il nome di "Mestre, stazione di Mestre" e ditemi voi se, poi, quel frugoletto piagnicoso e moccicoso che ne sarà fio e conseguenza, non sarà una cosa talmente bella da far venire voglia di prenderla a sganasciate o, già che ci siamo, di darla in pasto a Er Canaro. I ritardatari sono gente bella, insomma; aggiungerei pure il dittico rara e preziosa. Se non ci fossero, e meno male che ce ne sono a fiotti, bisognerebbe inventarli. Perché i ritardatari sono investiti del potere ecumenico di equilibrare il mondo: in presenza delle persone puntuali, loro rappresentano il diritto della medaglia, la moglie piena, il metodo della carota, il cerchio, la sodomia attiva, il trino. Della crème, la Crème. Se non ci fossero, il mondo funzionerebbe meglio, sarebbe forse il Paradiso e allora non avrebbe senso credere in Dio, nella Pentecoste e nella Resurrezione (fateci caso: quella, insieme alla Natività, è sempre santissimamente on time). Non avrebbe senso sperare in qualcosa di meglio nell'aldilà, e la vita umana sarebbe un simulacro, vuoto e robotico, di perfezione. Sciagura! Assurdità! Quanto sollievo danno, invece, i ritardatari... a-a-ah (scusate, al solo pensiero ho sborrato). Pensate solo un po' a un puntuale e visualizzatelo: sarà pignolo ordinato pulito meschino bavoso lubrico cacofonico sicuramente della Vergine (e vergine, ché questi sfigati mica CHIAVANO), avrà gli occhiali spessi, non sarà tanto alto, la natura non lo avrà geneticamente creato forte e sicuro di sé, sarà uno che dovrà chiedere lui scusa di essere arrivato in anticipo, sarà un bastardo che piuttosto che arrivare dopo l'altro (sia chiaro, per orgoglio e solo per orgoglio!) uscirà di casa prima o si metterà a correre per la via, valutando e prevedendo ogni possibile imprevisto, anche quelli imprevisti, analizzando cronometricamente il tracciato della strada da percorrere, e pure delle viottole che non calpesterà ché non si sa mai, studiando ogni scorciatoia e ogni allungatoia e decidendo "oggi me la prendo comoda o arrivo dritto all'appuntamento?", ignorando la pioggia incessante o il traffico arterioso ("Eh ma che vuoi, i tempi in una metropoli sono ingestibili."), accelerando il passo e la mente, rischiando di travolgere civili inermi, animali zoppi, intere corazzate di carrozzine e passeggini che cadranno giù per scalinate infinte causando morte, distruzione e rivoluzioni comunistoidi. Pensate solo un po' a un ritardatario, invece, e visualizzatelo: sarà un Fascio, completamente padrone di pensieri parole e omissioni.

Grazie a Dio, sono ateo.