Anche l’uomo più buono e calmo di questo mondo può nascondere un terribile, e dolce al contempo, segreto: quale?
GIUDIZIO: parecchio bono.
Compitato da Fontina Boy alle 22:23 10 paralipomeni Materia: Temi a casa
Compitato da Fontina Boy alle 10:23 9 paralipomeni Materia: Incompiuti
Compitato da Fontina Boy alle 16:19 9 paralipomeni Materia: Poeta
Una volta tanto, ho una confessione di debolezza: a Geografia non sono mai stato un luminare. Intendiamoci: lì per lì, a studiarla per saperla per l'interrogazione dell'indomani, ero un asso e, anzi, quasi mi piaceva pure. Tipo che mi dicevi "Isernia" e ti sapevo rispondere senza fallo e in fila: provincia altresì detta targa, regione d'appartenenza, peculiarità eco-socio-cultu-poli varie ed eventuali, idrografia e orografia, settore primario, poi secondario, infine terziario, tasso demografico, cartografia delle placche tettoniche di Los Angeles (io però, furbo, nel frattempo fantasticavo su ben altre placche, per la precisione quelle tettoniche di Romolina Zoroastri, la mia compagna di banco capace di rendersi indecorosa a ogni ricreazione), numero di adulteri commessi in loco nel 1992. Poi, però, accadeva che due giorni dopo vedessi una macchina targata "IS" e rispondessi: "Forte, viene da Isonzo". Che stronzo! (non so se l'avete capito, ma faceva una rima irresistibile.) Quantunque mi applicassi, la Geografia non mi entrava in testa, subendo perdipiù l'onta di un cugino che, a memoria e senza sforzo, sapeva persino il nome della capitale di Canberra. Canberra... Canberra.. Canberra. Ops, eheh, Canberra è già una capitale. Canberra... Canberra.. Canberra. Per inciso, mi chiedo se è da Canberra che vengono i Cranberries. Non memorizzando la Geografia, in pratica non ho mai capito la questione dei canali. Tipo se Suez sia artificiale o se il Passo del Bordoi potesse essere classificato anche come canale, e via di questo - ehm - passo. E' per questo deficit che alla fine, alle medie, io avevo una convinzione di tutto rispetto sia pure un po' infantile: che l'indotto della fica fosse diametralmente collegato con l'esdotto dell'ano. Se non ci arrivate, sarebbe il buco del culo. Sarebbe a dire che ero convinto che una donna seduta a sedere, se nuda, facesse luce. Una galleria che iniziava con una selva oscura e, senza illuminazioni di sorta, finiva per stringersi come gli imbuti che servono per infiascare il vino. O, presa dalla parte opposta, un binocolo in cui guardare dentro ma non vedere ingrandito. Le donne, in pratica, per me non avevano intestini, organi interni, duodeni, milze, neanche una parvenza di sgommature di lei - sì, la cacca. Un traforo netto e perfettamente longilineo, come un foglio protocollo arrotolato per bene. Volendo, c'è caso che come cerbottana fosse infallibile. Era una convinzione, ma non una certezza: avevo visto mille donne nude, ma tutte su quei giornalini tipo Topolino solo un po' meno in vista nelle edicole e, si sa, sulla carta stampata il fotoritocco è prassi consolidata. Era una convinzione che nasceva peraltro da basi molto solide: il mio amico prepotente, una volta, aveva detto che Moana (cito testuale perché non mi voglio sporcare la bocca con un costrutto grammaticale così rozzo), "a forza di pigliallo nel culo, gliel'avevano sfondato", e io, intelligente, avevo dedotto che se un culo si sfonda come fosse un muro, da qualche parte si dovrà pur arrivare. E la luce fu! Compitato da Fontina Boy alle 18:27 6 paralipomeni Materia: Alle medie
Compitato da Fontina Boy alle 16:49 7 paralipomeni Materia: Poeta
Il giorno è oggi. Oggi è l'apocalisse; l'ecatombe. Con tanti saluti alla legge sulla privacy, oggi gli scienziati della medicina vogliono il mio sempiterno, semantico seme che, qui lo dico, assomiglia alla forfora sottaceto. Curvi sulle loro provette dal tappo rosso a vite, lo vogliono analizzare, studiare, sottolineare per bene, se riescono anche ripassare prima del giro di interrogazioni programmate. Per via di una tonsillectomia andata male, ci sta infatti che la mia borraccina non faccia crescere funghi e muffe, cosa perigliosissima per la conservazione della specie e dei presepi e indi per cui da evitare. Ho fatto il bravo e ho calcolato tutto: non rilascio da qualche giorno, mi sveglio tonico sul far del giorno, jogging in una Malibu Beach ancora deserta e spettrale, addominali q.b. e mano da chirurgo. Il bicchiere si colma che è un piacere, tanto che ne approfitterei per dissetarmi; la notte, tuttavia, m'ha lasciato idratato e ci rinuncio. Sono pronto per avviarmi al laboratorio, sicuro d'aver raccolto il vigore necessario per rinnalzare da solo questo maledetto Pil che ci affligge, quando vedo che il mio piccolo cane giallo - l'ingorda, slap slap, soddisfatta mi lecca tutto come a volerne ancora - ha mandato giù tutto quanto, forza maschia e suo contenitore che ora, incastratosi ad altezza scapole, le ha fatto venire la tipica conformazione a botte dei pincher. Così devo ricominciare ma stavolta, mi dico, direttamente in loco. Arrivo al laboratorio, in Via Einstein, che credo essere uno di quei centri igienizzati americani in cui pullulano mono-cellette, Kleenex, Hustler ed escort per la bisogna ma che invece scopro dotato di un solo bagno per gli spastici che, poveretti non è colpa loro, mi fa specie a priori; però non ho altra scelta. Entro in contatto col Dalai Lama, ché la sola forza fisica a Lazzaro non basta più, e spiritualmente inizio a smanacciarlo come un mattarino: davanti a me l'intera Pizzeria da Tònio sottoforma di calendario mi saluta con grandi affanni bidimensionali e mi offre l'allettante prospettiva di mesi futuri da vivere. Solo che il tugurio dà proprio sulla sala d'aspetto e sentir parlare di vene varicose e di Fondi Pensione Inpdap mentre io aspiro alla trascendenza mi fa perdere prima la fiducia di Dal (così lo apostrofo ogni tanto), che se ne va lasciandomi in braghe di tela, e appena appresso la concentrazione. Ho solo ancora mezz'ora di tempo per la consegna della reliquia, così cerco un eremo più isolato: il bagno del primo piano dell'ospedale sovrastante, inodore e insonorizzato. Là, nella pace dei sensi, tutto sembra funzionare: come se avessi il naso di Pinocchio in mezzo al cosciarume e avessi appena detto una bugia, qualcosa eppur si muove. Con decoro, mi sputo nella conca della mano destra e, animoso, ci dò con olio di gomito. Tutto bene, finché non arriva la donna delle pulizie, una tristissima immigrata, che vuole assolutamente pulire hic et nunc e il dover questionare con lei me lo fa ricadere come corpo morto cade. Non ho più scelta: la mia oasi dove appoggiare il nettare del mio seme gesù è sempre stata casa mia, laddove ritorno fra il mesto e il costernato. Aduso alla spontaneità, stavolta mi tocca ripiegare su ammeniccoli e parafernalia: spodesto mio babbo dal pc con la scusa "esci che mi devo fare una sega" e mi collego a YouPorn, che oggi - mutatis mutandis - nemmeno lui carica. Allora mi ficco in bagno e ripenso in flashback ai miei trascorsi edonistici: l'amplesso con Jennifer Beals nella cabina di pilotaggio del Boeing 747 per Caltagirone è ormai acqua fresca, la pedicure di Claudia Schiffer sulla riva di Viserbella Adriatica mi fa un baffo, il bagno di sciroppo e miele con Carmen Russo nella piscina gonfiabile del mio vicino di casa è un ricordo troppo lontano. Sto piangendo sale amaro, quando ex abrupto mi sovviene il ventre materno e fluido in cui sono stato in comodato per nove mesi e succede il patatrac: il grillo mi si ingrilla e faccio in tempo ad afferrare un bicchierino della Nutella, uno della serie delle Ranoplà, per poi riempirlo fin quasi all'orlo, senza residui di schiuma e con l'avvitamento da sommelier. Mi rifiondo al laboratorio, che nel frattempo si è trasferito in Via Pasteur, senza il mio solito passaggio di unguento Oil of Olaz: sono ancora dolorante di pulsazioni e tutto sgocciolante quando, attraversando in diagonale la fila, forse vittima di allucinazioni, sento parlare di rubinetti che perdono e di rincaro dei crackers alla sborra. Consegno il campione all'addetta di turno, una vecchietta con un cespo di insalata bionda sulla testa che si inorridisce al sapere il contenuto e preferisce restare sul vago apponendovi questa etichetta: 'crema chantilly tenuta troppo sul tegame'. Arriva anche il dottore che si umetta il dito di ambrosia e, passandoselo sulla lingua, commenta icastico: "non si preoccupi, ora gli diamo un bello sguardo". Penso che alla fine sia finita qui, tutto è bene quel che finisce bene, c'è di peggio (ma, anche, al peggio non c'è mai fine), quando mi volto per salutarli e li vedo, entrambi, ingozzarsi di tramezzini alla veneziana farciti di spremuta delle mie gonadi. Allora rifletto con rughe sulla fame nel mondo, ma il mio pensiero è distolto presto dalla visione di Dal che, come nei film muti, parla senza emettere suono. Alla bell'e meglio capisco cosa dice e, un po', concordo con lui:Compitato da Fontina Boy alle 14:00 8 paralipomeni Materia: Più auto che bio
C'ho la cotta per Seoul da quando ancora, tempi lontani, la si chiamava in una maniera impronunciabile: Seul. Aggiungeteci poi che, a otto anni, il leggere un'opera ambientata colà e seconda solo al Dizionario dei sinonimi e dei contrari - le "Paperolimpiadi" scritte e disegnate da Romano Scarpa - mi rivoluzionò la crescita del prepuzio, dovetti subire l'onta del Bar mitzvah [io che preferivo il bar(di)rino], la Torah, l'escamotage, je t'aime moi non plus, eccetera eccetera. Insomma, son cresciuto parecchio bene e ora sapete tutto del mio ardore per la Corea specie del Sud, dove crescono dei cavoletti di Bruxelles che al Sùperal mica ce li trovavi. Vent'anni dopo corono il mio sogno e sono a Seoul da una settimana quando capisco d'aver sbagliato destinazione: qua trovo monsoni che spaccano le pietre, mentre io - diocoreano! - cercavo la còrea di Huntington, l'unica malattia più fulminante degli orecchioni a sventola che mi perseguitano da un po' di tempo, l'unica tramite cui, rovinando in maniera rovinosa il duodeno, mi darebbe per il resto l'illusione di sentirmi bene. Decido d'accontentarmi, faccio a pezzi l'aeroporto di Incheon con uno starnuto che ho finto di non trattenere più e - dioocchiamandorla! - mi dirigo a occhi aperti verso il fato. Non faccio in tempo ad arrivare al mio ostello, un tugurio in cui trovo alcuni cacciatori dei qui prelibati e cosiddetti 'bachi rosponi da seta' che stasera oh vogliono proprio farsi quella zuppa lì, che mi si presenta sottoforma di cacciatrice dei qui prelibati e cosiddetti 'bachi rosponi da seta': una cittarellina sui sei anni e mezzo talmente bona che penso abbia la fica con tanto di mestruazioni in faccia visto che nel parlare mi rovescia addosso secchiate di piastrine che, a terra, si ricompongono come mercurio. Si rivolge proprio a me e, in hangul stretto con un che di abruzzese, mi dice che è "timida ma che dentro di sé cova dentro di sé una tigre dentro di sé", per poi ammorbarmi con la leggenda secondo cui in Corea le tigri rappresentano tigri che sono tigri ed è per questo, e per la loro carne al gusto di elefante dei monsoni del nord, che le abbattono senza pietà e che le divinità sono. Si ferma lì, su quel punto, lasciandomi maliziosamente presagire tutto il resto. Il mio cordless in Corea non arriva a funzionare così la sera lei telefona ai miei in Italia e insomma alla fine ci vediamo. Giusto il tempo di capire che la ragazza che mi ha chiamato era una che non conosco che aveva sbagliato numero e poi ci presentiamo - lei, tipico nome autoctono, si chiama Numer Sbagl-iai - e lei mi porta nella camera fluorescente di un love motel dove io so che ci giureremo amore eterno. Invece no, è una tipetta che ha studiato Ingegneria Balorda al porto di Busan e ama il pragamatsmo yankee: della mia sfera affettiva, vuole proprio il nocciolo nodoso, la concretezza salsicciosa, il qua cosiddetto 'rocchio ripieno' e, senza chiedere, se ne serve a suo piacimento, ora con le bacchette ferrose, ora con il cucchiaio sbeccato, ora con il bocchino arcuato, ora con il bocciolo all'insù, ora legandomi con fili non sdipanabili di ramen al vaporaccio di metropolitana, ora fermentandolo insieme al kimchi, ora approfittandone per rintonacare di biancoperla le pareti stinte. Egoista e soddisfatta, sta per abbandonare me e le sue melliflue promesse per cui tanto ho combattuto, quando si taglia con la motosega accesa che mi aveva già regalato per il mio prossimo compleanno; è in quel momento che, trasformando con trasporto zen la mia esterrefazione in astio atavico, le esalo sulla ferita atomi infinitesimali di orecchioni a sventola che, tempo di farmi un caffè amaro, la rendono polvere davanti a me. Compitato da Fontina Boy alle 06:08 10 paralipomeni Materia: Più bio che auto
Le mode non mi sono mai piaciute. E' per questo che, fregandomene sublimamente del ciclismo, fra il 1991 e il 1995 - io avevo fra le undici e le quindici lune, lui (cippirimerlo!) fra i ventisette e i trentuno anni di comune mortale che una volta passati non ritornano più - elessi a mio idolo Miguel Indurain Larraya, detto anche Indurain, ridetto anche "il Navarro triste" per via della curiosa coincidenza per cui il suo secondo cognome, Larraya, aveva la stessa allitterazione doppia in r della parola 'navarro'. Quando io eleggo, non ci sono santi in paradiso che tengano: eleggo. (Oggi, più grande e maturo, passatemi il calembour, scarico invece libri ed e-leggo.) Quando c'era Indurain il mondo mi sembrava migliore e anche io avevo cambiato le mie parche abitudini di vita: in pratica, allora m'era presa la fissa di svuotare il duodeno dopo aver pranzato invece che prima, cosicché potessi espellere il malaccio arrecato dai cibi subito invece che trattenerlo intramoenia a far che poi non si sa. Di solito, per scendere nel concreto, succedeva questo: pranzavo (che bello l'ovetto fresco che mia mamma mi buttava giù a imbutate - chiara e tuorlo, che ognuno a suo modo fa tutto bene - contro la mia volontà da estirpare anche a colpi di cilicio plus frullati energetici di carote pre-Ace), leggevo in terrazza a pancia in giù di modo che il frescolino dell'impiantito producesse i suoi effetti benefici, qualche avvisaglia gassosa, poi la liposuzione del bisogno-quello-grosso da parte di mio babbo, infine l'accendersi di una Rai qualsiasi - mai più di mezz'ora che fa male agli occhi - a mostrare le gesta di questo don chisciotte dell'andatura bipede ma sui pedali e, occasionalmente, contromano. Lì, lui sulla sua dueruote e io sulla mia cyclette, entrambi eravamo sudati e uniti contro uno, nessuno, centomila mulini a vento, in un'adolescenza estiva e italiana che era solo mia ma che toh, togo com'ero, un pezzettino gli avrei potuto pure cedere.Compitato da Fontina Boy alle 11:03 6 paralipomeni Materia: Amarcord
Compitato da Fontina Boy alle 11:46 13 paralipomeni Materia: Antologia di Fork River (omaggio a Topolino)
(D.Leg. 123/90 bischero - Nuova materia introdotta nell'ordinamento: Le fulmicotonate.)
Compitato da Fontina Boy alle 12:19 6 paralipomeni Materia: Le fulmicotonate
Vado in giro, vedo cose, m'infilo nelle case, incontro gente; e, puntualmente, rimango deluso. Se non deluso, basito, sorpreso (in negativo, sia chiaro), sconcertato, scontento. Puntualmente, a meno che non mi innamori, al che la delusione è solo questione di "data da destinarsi". In parole povere, magari è in ritardo ma, presto o tardi, arriverà. Esigo troppo (d)al mondo oltre che (o prima che) (d)a me stesso? Non l'ho ancora bene focalizzato, magari nella prossima vita - quando sarò una talpa allergica alla terra - ci lavorerò su. A occhio e croce, in ogni caso, direi di sì e direi di no. Per ora, critico, giudico, mi arrabbio, sto male, faccio di tutto per essere infelice. Faccio categorie mentali, le adatto non solo al mio mondo ma al mondo intero, e traggo risultati. Lo so, vivo come se stessi giocando a scacchi, ma sono fatto così; e poi sono in molti a vivere così, magari illudendosi che per loro non vale o magari nascondendo(se)lo bene. Solo che io ne ho coscienza. Potrei cambiare, lo so; ma è difficile, e poi è più comodo restare qui dove sono arrivato ora. Hai voglia se è più comodo. Infine, diciamola tutta: mica sono fatto tanto male; anzi, a pensarci su, direi proprio il contrario. Fate una cosa: resettate tutto quello che ho poc'anzi descritto o, meglio, rovesciatelo al positivo; che sono sempre quello lì, ma in versione bòna. Preciso, pulito, ordinato, puntuale, affidabile, organizzato. In pratica, una casalinga della vita in un mondo che va a rotoli. Sarebbe facile rotolare, ma tengo duro. Ovviamente sono solo; e non sarò nemmeno leggenda. Ma dico io: come fai a rimanere positivo o, alla meno peggio, inerte quando la gente, praticamente chiunque, inizia la giornata alzando le tapparelle a metà o, se va bene, a tre quarti? Mica le alzano del tutto, che chissà quale sforzo ulteriore in più richiederebbe e poi, figurati, va già bene così. Loro credono che il detto in medio stat virtus si riferisca a questo. Così rimane l'orrore grigio o, nelle case vecchie, verde delle tapparelle a tre quarti, l'orrore dell'Italia delle tapparelle in bella mostra sia da fuori che da dentro, né troppo su né troppo giù, un ovosodo di merda che non dice niente, non dice "sto dormendo" né dice "sono all'erta". (Che poi, per inciso, esagero: la questione è anche meramente, solamente estetica, plastica.) Così come, le stesse persone, praticamente tutti ovvero, a fine giornata, chiuderanno in bellezza con le tapparelle abbassate non del tutto, di modo da lasciare i puntini attraverso cui la notte, anche lei emette luce, filtra in casa. Questo dovrebbe avere senso, ragione di esistere, dovrebbe essere soggetto a comprensione? No, mi spiace, che di questo passo poi, di queste persone qui, dovrei tollerare anche, in ordine non esaustivo:Compitato da Fontina Boy alle 14:45 17 paralipomeni Materia: Acne
Come tutti gli italiani su questa Terra, italiani all'estero ivi compresi, anche io sono stato un agnello del Signorino. Un periodo di pura felicità, dagli otto ai diciotto anni circa, ma così tanta che, a ricordarla, il cor mi si spaura. Tutto iniziò in modi oscuri che non posso certo ricordare ma sicuramente continuò quando io, curioso come non mai, scoprii che, con la scusa degli spirituali abbracci fraterni che concludevano ogni sessione di catechismo, si poteva avvolgere in maniera impudica le polpose forme femminili e, più spesso che no, toccare pure il - si astengano i pii - didietro. Purtroppo, tutto questo - passatemi il termine - ben-di-dio si dové interrompere sul far della maturità con la scoperta di una gravità insormontabile, oserei dire burocratica: il sempre temuto Gesù Cristo, si arrivò a scoprire, era un mentecatto reo di essersi addirittura cambiato il cognome - l'impronunciabile (è dittongo o iato?) ma poetico Dio - nel più popolare Cristo. Andò così: deciso di cambiarsi il cognome, quello che, viste le rimostranze sul cognome, da ora in poi nomineremo solo come Gesù, non sapeva quale altro scegliere. Allora si affidò al caso, che alla sua epoca ancora si chiamava fede. S'affacciò alla finestra e scelse di assumere, come cognome, la prima parola che avesse mai visto. Passò un camion di netturbini palestinesi che sul vano ribaltabile recitava "Cristo che puzza!", solo che il "che puzza!" s'era sbiadito nel tempo mentre "Cristo" no. La ragione è che quella parola era stata scritta con un pennarello Uniposca, indelebile sì ma quasi finito e difatti finì del tutto alla "o" di Cristo", e il resto fu invece compilato con olio di palissandro. Compitato da Fontina Boy alle 19:32 18 paralipomeni Materia: Amarcord

Era sempre all’altezza della situazione
aggiornato ci mancherebbe
e spesso in anticipo sui tempi;
a volte pareva il futuro messo in piedi lì [oggi,
e sarebbe bello pensare
che nel futuro ci sarà mai tale e tanta [moralità.
Mentre collezionava l'utile e il disutile
univa sarcasmo e buffoneria
grand-guignol e ironia cinica;
di spavalda goliardia spolverava i suoi [cimeli.
Tra un fumetto e una buaccaesse,
nuova e registrata in sp
(l'lp, ah che naïf, non sapeva come [attivarlo),
mai orfani di numeri e cataloghi,
con lui la morte faceva le fusa al Cluedo,
l'autentica solitudine si accompagnava,
ah gli ossimori e la dialettica non eran per [lui,
alla disperata critica di quella
balorda della condizione umana.
MA.
Ma, ciò appena detto sopra, valga senza
il volgo conio del comune disprezzo.
L'afflato resta: certo che putivi murire
doppo avermi prestato tutte
le tue buaccaessine dolci e tenarine.
Compitato da Fontina Boy alle 16:28 6 paralipomeni Materia: Antologia di Fork River (omaggio a Topolino)
(D.Leg. 123/90 bischero - Nuova materia introdotta nell'ordinamento: Le fulmicotonate.)
Compitato da Fontina Boy alle 11:53 6 paralipomeni Materia: Le fulmicotonate
Gasati sgassavano gassando l'aria. Turbolenze pneumatiche. Rombi (non i pesci) cacofonici. Razzate micidiali. Rotori di qua, rotori di là. Un puzzo assordante. Un casino che non vi dico. I centotre assatanati parevano voler concorrere con gli Hell's Angels laggiù nelle strade californiane (qui, nondimeno, si era sulla Bettolle-Palazzo del Pero). Gli stessi angeli infernali, se li avessero visti, sarebbero corsi da mammeta col pollice a succhiotto. E' tutta una questione di sguardi, la cattiveria. Puoi essere tenarino come lo studente Garrone ma avere occhiate (le occhiaie verranno) da Andrei Chikatilo, e sarai cattivo. Loro, per di più, sembravano scaglie di drago rifiutate dalla cresta di Minosse e avevano lampi che manco Donato Bilancia, ed eppure era tutto uno yeah-yeah. Sì, ma uno yeah-yeah di sangue e di cervellini fritti impanati. Stavano lì, in sosta; sostavano e il mondo pareva in apnea con loro, tanta era la tensione connessa alla loro stasi. Che facevano? Cosa volevano? Stavano aspettando qualcosa? Nessuno parlava, tantomeno loro, fedeli adepti del silenzio che intimorisce solo a sentirlo: quindi nessuno sapeva. Stavano lì, in sosta nel parcheggio di fronte casa mia, a farsi beffe del mondo che non proseguiva se non attraverso i loro tuoni minacciosi. Li guardavo dalla finestra da un po' e infine mi decisi: a mio avviso, erano mammolette in confronto a me. Aggrappai il loden verde a bottoni marroni, troppo lungo per me; afferrai le scarpe, quelle buone; arraffai una papalina di lana calda, calandomela storta sul capo: non volevo fare il puzzo, ma ci tenevo a presentarmi niente male. Scesi le scale e, con assoluta indifferenza, li raggiunsi, cosa che li stupì alquanto. Videro che sono basso, ma lo capirono soltanto un po' dopo: allora, cominciarono a ridere. Io tremavo dentro ma, ancora di più, fremevo. O implodevo o esplodevo. Decisi di darmi retta: sarei esploso. Sapevo di stare per sgominarli, proprio in mezzo a loro - epicentro del loro vulcano. Contenevo pressione da parecchio, su alla finestra, e a pranzo avevo mangiato fagioli. Mi calai tutto d'un colpo tuta e brache e, soffiando come un gatto, inarcai la schiena ed eruttai ciò che, anni dopo, causò l'11 settembre.Compitato da Fontina Boy alle 13:22 4 paralipomeni Materia: In punizione
(D.Leg. 123/90 bischero - Nuova materia introdotta nell'ordinamento: Le fulmicotonate.)
Compitato da Fontina Boy alle 13:03 3 paralipomeni Materia: Le fulmicotonate
Le medie, che periudino!Compitato da Fontina Boy alle 15:50 8 paralipomeni Materia: Più auto che bio
Compitato da Fontina Boy alle 13:42 5 paralipomeni Materia: Le fulmicotonate
Alle elementari il Crystal Ball impazzava perché con quello, e con nient'altro al mondo, ci potevi giocare e cambiare colore al mondo. Io, me lo ricordo bene, ero in quinta elementare e per l'occasione avevamo cambiato sede (le elementari non sarebbero più state dove le avevo iniziate, ma all'epoca poco me ne fregava), diventando suffisso dell'edificio delle scuole medie, cosa che già ci proiettava in dimensioni mentali più voluminose e, qua e là, peccaminose. S'era ancora bambini ma già si pensava in grande: io scoprii Giulio Verne e la possibilità di scherzare senza più innocenza. Un anno dopo, ne vado ancora fiero, il sanguinaccio delle femmine anche se, nonostante abbia avuto tutte le malattie infettive (in ordine alfabetico), quello non m'è mai venuto poi. Niente Guinness, pace oh! Seguendo la logica degli scacchi enumerata in un comma che non sto a elencare per non rovinare la fluidità di questo mio incipiente discorso metaforico, i maschi vestivano grembiuli neri e le femmine bianchi. Finezza dell'istituzione scolastica italiana per inculcare l'idea di bene e di male, di forze contrarie che si attraggono, di manicheismo, di gerarchie di potere, di ingiustizia. Ingiustizia, sì: perché i bianchi, si sa, muovono sempre per primi. A priori. Fatto che mi parve tanto esagerato da porvi autonomo rimedio, da precusore del ribellismo borghese da quattro soldi. Due le contromisure d'urto, e questa la maniera in cui agii: 1) per uscire da scuola, si doveva scendere una rampa di scale a chiocciola (ma squadrata): al che, io restai su in cima e, insieme a un amico, attesi la vittima designata. Uno, due, tre! Squirt, un bel burrino in testa alla malcapitata, tale Martina. Solo che sputai solo io, solo che il mio finto amico fece solo finta mentre io no, solo che il burrino doveva pesare più del previsto e quindi Martina se ne accorse, solo che lo disse alla maestra, solo che la maestra ebbe il malanimo di controllare, solo che, controllando, la maestra si rese conto che era tutto vero, solo che io, vispo come sempre, capii in un lampo la situazione e trascinai letteralmente via mia mamma venuta a prendermi con la scusa che volevo arrivare a casa in fretta per finire "Viaggio al centro della Terra" (un grandissimo Verne!), rendendola mia complice in fuga benché ignara, solo che credevo ingenuamente che, passato un giorno, tutti si sarebbero scordati del fattaccio, solo che così non avvenne, solo che il giorno dopo, al cospetto di mia mamma venuta ad accompagnarmi e ancora ignara (ché io, ovviamente, non avevo raccontato niente) e quindi molto stupita, la maestra mi fece una ramanzina mica da ridere e io mi sembra che piansi (ma forse, già ometto, anche no, anzi ci giurerei che è no), solo che io, per passarle la penna affinché lei mi segnasse una nota di demerito sul diario del Piemme, gliela traventai addosso (senza intenzione stavolta, giuro) e lei si imbestialì ancora di più e faceva davvero paura ma poi ritornò brava.Compitato da Fontina Boy alle 12:50 2 paralipomeni Materia: Più bio che auto
Io, per quanto mi riguarda, credo di averlo capito - il senso della vita, dico. No, anzi: l'ho sicuramente capito. No, anzi: lo capisco ogni giorno almeno due volte al giorno, spesso pure tre, quando va grassa quattro. Andate nelle case altrui, infilatevi in bagno e lo capirete, se quelli che vi abitano l'hanno capito - il senso della vita. Il dentifricio lo rivela; meglio, il tubetto del dentifricio. Vedete, le statistiche (mi sono informato) rivelano che il 97,6 % della popolazione mondiale, ovvero un bel po', strizza il tubetto del dentifricio a metà, spesso pure - quasi non si riesce a riferire - in cima, sulla cappella. 'Io che fòga! Io, che invece sono per il deep throat, vado alla base, immancabilmente (e ci mancherebbe), invariabilmente, pigiando su ogni piccolo, singolo residuo di pasta dentifricia. Che la guerra pòle sempre ritornare, e conviene mantenere l'improntitudine adatta. Ma è il gesto, poi, che è tutto, mica il risparmio. La gente strizza in cima, o, ripeto, ben che vada a metà, e pensa che sia normale, tale atteggiamento e la testa che l'ha materializzato. Questa è gente che, con la stessa leggerezza, se il tubetto ha il cappuccio a scatto mica lo richiude per bene (no, fa seccare tutto, è solo dentifricio in fondo, s'arcompra, i veri problemi son altri, la fame nel mondo è prioritaria, tesoro l'hai fatto il versamento all'Enpa?); gente che dà l'elemosina e vota Bacigalupo; che dice di essere ambientalista ma alla Cherokee Gran Turismo non ci rinuncia. Sono gli stessi che strizzano il dentifricio a metà o, brr, in cima e, poi, neanche lo rimettono nel bicchierino apposito, accanto allo spazzolino. Lui può stare lì, in orizzontale, sulla sporgenza di fronte allo specchio da bagno: ma che orizzontali, possibilmente freddi, ci diventino loro! Gente, gentaccia malevola, che leva la capsula ai deodoranti, prima di umettarsi, e poi mica la rimette. La lascia, pur'essa, sulla sporgenza di fronte allo specchio da bagno, presto una cloaca immonda di grumi al fluoro e di bave tricolori. Gente che ruma nelle padelle antiaderenti con i cucchiai di inox, che loro sono gente pratica, non vogliono beghe, van di fretta, son toghi loro, yuppi oh yeah! Gente già proiettata al futuro, col progresso nelle vene: il legno è anticaglia contadina, viva l'acciaio Shinobi. "Eh su dai, che vuoi che sia...": già certo, loro hanno la testa già altrove, al Biafra, alla questione del nucleare, a Madre Teresa di Timbuctù, ai potenti che hanno tutto tranne la felicità, alla colazione del Mulino Bianco. Io, che non dico di ciò che non ho sperimentato, c'ho provato, a fare lo stesso: ma niente, il cervello, dunque poi la mano, si opponeva, le sinapsi si associavano all'Anpi, i neuroni si trinceravano dietro la linea Maginot della passione, scoppiava il '48, il buttasu insomma, e alla fine si sanciva la vittoria del raziocinio sul caos. Era, ed è, giusto così. Quel dentifricio, e chi con e per lui lotta, vive, spasima, ci perde il sonno, i perdenti nati, i nerd, i fondi di bottiglia, i nani, gli ansiosi e astiosi, si secca, piglia la polvere, non protegge più lo smalto, perde l'Omega Tre, muore. Solo, sulla sporgenza di fronte allo specchio da bagno, che manda un riflesso: quello, opaco, della mia anima che ha capito il senso della vita. Compitato da Fontina Boy alle 21:28 18 paralipomeni Materia: Acne
Io, col fatto di essere stato un bravo chierichetto, mi sono fatto la mia prima sega pochi giorni dopo il compimento dei miei ventidue anni. Prima d'allora niente, nisba, nada, caput - lo giuro su Hitler e, volendo, sulla Stasi. Fino a tale età, per una burla subita e mai chiarita in età pre-scolare, chiamavo i misfatti manuali con il nome inappropriato ma ben più colorito di cavoletti di Bruxelles e quindi, pur facendomele, credevo ovviamente di fare altro. La mia coscienza rimaneva linda come il bucato appena steso al sole marzolino, e io ero un omino felice. Non avevo problemi di occhiaie, ci vedevo come un falchetto in cattività di Rapolano, andavo a messa anche ogni domenica, nemmeno osavo pronunciare la parola singolare femminile 'bestemmia', luogo di tautologiche perdizioni e di mise-en-abyme. Anzi, all'epoca mangiavo - che buoni! - ben più cavoletti di Bruxelles di adesso e credevo pure di essere uno degli artefici di tanta e tale prosperità, e sul mercato ortofrutticolo in generale e sulla mia tavola nello specifico. Già, perché poi, quando per sbaglio o per la foga dell'immedesimazione passavo dallo smanacciare il joystick Atari regalatomi qualche Natale prima alla regolazione della mia personale periferica, da me uscivano immancabilmente solo e sempre cavoletti di Bruxelles, annunciati da un sonoro che già all'epoca reputavo spiritosissimo: uaaaargh! Ah, questione annosa: non saprei dire, infatti, se ne producevo tanti perché ne mangiavo tanti o se, circolo virtuoso, ne mangiavo tanti proprio perché ne producevo tanti che mia mamma, dopo averne surgelati per tutto l'inverno dell'85, doveva finire per bollirli e servirli appena freschi.Compitato da Fontina Boy alle 21:11 3 paralipomeni Materia: Più auto che bio
Compitato da Fontina Boy alle 10:59 6 paralipomeni Materia: Sport
Voi scrivete una missiva a una ragazza, sia pure per carta e posta tradizionali che per e-mail, e state pur certi che quella, se e quando vi risponde, chiuderà con uno schioccante "un bacio" che, smack!, schiock!, ti pare schiantarsi vivido sulla tua pelle. Un bacio, o baci, magari se è alla prima risposta sarà un abbraccio, o abbracci, ma insomma ci si gira intorno come il cane che si morde la coda. A volte pure qualche mascolo risponde così, e lì c'è da temere ché, si sa, al peggio non c'è mai fine. Questa è una delle poche regole vigenti nella vita, tanto assodata che la trovate pure, a pagina 456 comma bis, del Codice Civile. O, se non è lì, magari mi sono confuso e allora è nella prefatio al Guinness dei Primati 1988 copertina arancione. Poi, altra verità inconfutabile, vai a conoscerle realmente, carne e sanguinaccio come sono fatte, incolli la tua lingua alla loro anche contro voglia ma solo per essere rispettoso nei loro confronti e nei confronti di ciò che ti hanno scritto, e loro s'impermalosiscono pure, dandoti per tutta la passeggiata seguente le spalle, con questo maligne perché è come se stessero dicendo: "inculami", però poi siamo in strada pubblica e, in ogni caso, hanno i jeans.Compitato da Fontina Boy alle 11:45 38 paralipomeni Materia: Cosacce
Compitato da Fontina Boy alle 16:39 3 paralipomeni Materia: Poeta
Salve, vi voglio raccontare una banale esistenza quotidiana. Sì, proprio una di quelle che succedono tutti i giorni. Come dite... non la volete sentire? Bene, e io ve la racconto lo stesso. Eccola qui.